‘The True Cost’: vestiti fatti con il sangue?

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‘The True Cost’, documentario del 2015 presente nel catalogo Netflix, ha richiamato alla mia memoria il racconto di Oscar Wilde “Il Giovane Re”. Il Giovane Re, attraverso tre sogni, viene a osservare e a conoscere la sofferenza e le privazioni dei tessitori e dei cercatori di gioielli suoi sudditi, impegnati a creare il vestito per la sua incoronazione.

In uno dei sogni si ritrova a conversare con un tessitore che gli dice:

– «In guerra […] i più forti fanno schiavi i più deboli, e in pace i ricchi fanno schiavi i poveri. Dobbiamo lavorare per vivere, e il nostro salario è così misero che moriamo. Noi fatichiamo tutto il giorno per loro, ed essi ammucchiano l’oro nei forzieri, i nostri figli avvizziscono prima del tempo, e i visi di coloro che amiamo diventano duri e cattivi. Noi pigiamo l’uva, e un altro beve il vino. Noi seminiamo il grano, e la nostra madia è vuota. Noi portiamo catene, anche se nessun occhio le vede; e siamo schiavi, anche se gli uomini ci chiamano liberi.» –

C’è una guerra silenziosa che avviene ogni giorno, una guerra che avviene anche dietro l’oggetto più apparentemente insignificante ed innocuo. Wilde lo aveva espresso più di cento anni fa. ‘The True Cost’ lo esprime oggi, in modo inequivocabile, perchè quello che prima poteva essere la responsabilità di un re, ora ricade sulle scelte di ognuno di noi. Dobbiamo imparare a osservare che ogni cosa è interconnessa e un piccolo oggetto, in apparenza innocuo, e addirittura bello e luccicante, potrebbe avere una storia non proprio innocua e luccicante… Anzi, ha dietro se’ una scia cupa e oscura, se non addirittura, del sangue versato.

“La gente pensa più facilmetne a stare attenta ciò che mangia, non rilfette sul fatto che ciò che indossa sulla pelle, l’organo più esteso del corpo, possa nuocergli.”

“The True Cost” è esattamente ciò che sono i tre sogni per il Giovane Re di Oscar Wilde. ‘The True Cost” è il sogno che abbiamo bisogno di vivere tutti noi per aprire gli occhi come il protagonista del racconto. Per poter cambiare qualcosa non ha senso avere sogni di felicità astratte (quelli che cercano in tutti i modi di fissarci nella testa attraverso pubblicità e prodotti dalla dubbia utilità e che fanno di tutto per estraniarci da noi stessi e dalla realtà dei fatti). Dobbiamo prima prendere coscienza, e farci carico di tutto il dolore che esiste nel mondo. E, soprattutto, dobbiamo comprendere che siamo noi i primi responsabili di questo dolore, nel momento in cui ci rendiamo conto di non essere consapevoli di ciò che avviene sotto i nostri stessi occhi, dietro un paio di jeans, una maglietta firmata, o un paio di scarpe. Potremo riuscire a tenere il carico di tutto questo dolore solo nel momento in cui comprendiamo che siamo anche noi i diretti responsabili e che solo noi possiamo cambiare tutto ciò, cambiando noi stessi.

In ‘The True Cost’ è possibile vedere e conoscere le persone dietro i vestiti prodotti dai marchi di fabbrica della cosiddetta “Fast Fashion” e osservare tutta una serie di problematiche presenti in una produzione che punta al ribasso totale dei prezzi, andando a sfruttare i poveri dei paesi più poveri del mondo, senza alcuna logica, poichè i capitali per evitare questo sfruttamento e garantire condizioni di lavoro umane, pare che queste aziende li abbiano. Dopo aver scritto l’articolo che vi consiglio di leggere su H&M, in occasione del lancio della nuova serie ispirata a Twin Peaks, ho potuto incontrare persone come Prisca, che mi hanno aiutato ad orientarmi nell’ambito specifico della moda sostenibile (segnalo, a proposito, con piacere la sua pagina: Una Moda Più Sostenibile). ho deciso di fare un altro passo avanti e approfondire ulteriormente l’argomento dello sfruttamento dei lavoratori in quest’ambito. Trovo che The True Cost sia un ottimo primo passo per sensibilizzarsi al riguardo, ed anche riguardo tanti altri temi collaterali. E’ matematico che, partendo dalla punta di un iceberg, andando sempre più in profondità si apre un oceano. Ma l’imperativo è proseguire e non scoraggiarsi. L’unica alternativa è la fuga, e continuare a credere che la punta dell’Iceberg sia l’unica cosa che esiste veramente, che non ci sia alcuna massa oscura al di sotto.

Nella celebre e sublime canzone “Man in the Mirror”, di Michael Jackson, si dice:

“I’m starting with the man in the mirror
I’m asking him to change his ways
And no message could have been any clearer
If you want to make the world a better place
Take a look at yourself, and then make a change”

“Io comincio dall’uomo nello specchio
Gli sto chiedendo di cambiare le sue maniere
E nessun messaggio potrebbe essere più chiaro
Se vuoi rendere il mondo un posto migliore
Da’ uno sguardo a te stesso, e cambia!”
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Ho pianto durante tutto il corso della visione di ‘The True Cost’. Ho pianto di dolore, ma ho pianto anche di molta speranza. Ero già a conoscenza di tutti gli argomenti di cui si parlava. Avevo letto articoli sparsi, ma vedere tutto in una forma chiara, coerente, mi ha permesso di sentire da vicino ognuno dei temi trattati, fino alle viscere, passando per il cuore.

E’ difficile stare a raccontarvi, passo passo, tutti i temi affrontati da ‘The True Cost’. Anche perchè, se non foste interessati non starete già leggendo questo articolo, mentre se lo siete, sono sicuro che vedrete ‘The True Cost’. La trattazione e la regia di Andrew Morgan non sono soltanto sentite col cuore, sono altrettanto puntuali e lucide, tanto che, solo a partire da questo documentario, si avranno altrettante domande, che risposte, perchè a meno che non siate fatti di ghiaccio alla temperatura dello zero assoluto, vorrete sicuramente approfondire ulteriormente tutti gli argomenti scottanti. Sarà difficile, dopo questa visione, restare nell’abituale torpore. Eppure, dobbiamo stare in guardia, perchè l’uomo è avvezzo all’abitutine e, a volte, preferisce non vedere la realtà, e continuare a far finta di niente.

Io vi invito a leggervi (o a rileggervi) il racconto di Wilde “Il Giovane Re” (e, a dir la verità, se non lo avete mai fatto, l’invito è esteso a tutti i racconti del sublime scrittore irlandese, che hanno sempre qualcosa da risvegliare in noi).

Ed è proprio con le parole del suo Giovane Re, che voglio concludere.

– «Portate via queste cose, e nascondetele al mio sguardo. Anche se è il giorno della mia incoronazione, io non le metterò. Poiché sul telaio del Dolore, e dalle bianche mani della Sofferenza, questa mia veste è stata intessuta. C’è Sangue nel cuore del rubino e Morte nel cuore della perla» –

E voi, cosa direte dopo aver visto ‘The True Cost’?

Intanto vi risegnalo (per chi non aveva già letto l’articolo su H&M), per approfondire l’argomento, e scoprire marche che producono eticamente, potendo chiedere consigli e confrontarvi con chi ne sa di più (o magari anche di meno di voi!), il gruppo  Il Vestito Verde , gestito dalla youtuber Francesca Boni, tra l’altro amante di fotografia (se andate a dare un’occhiata al suo canale ve ne accorgerete presto).

Nel gruppo Il Vestito Verde potrete chiedere informazioni su indirizzi di rivenditori sostenibili nella vostra città o zona, o anche scoprire soluzioni alternative come negozi vintage, di usato e piccoli brand sartoriali.

Buona ricerca!

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