‘Mission: Impossible – Fallout’ : ODE ALL’IMPOSSIBILE

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Come iniziare una recensione a ‘Mission: Impossible – Fallout?’

Dicendovi di correre a vederlo appena potete. Perchè vale la pena, e davvero tanto! Potete tranquillamente leggermi dopo che avete visto il film al cinema. (io, se avrò tempo, lavoro permettendo, lo rivedrò almeno una volta)

GHOST PROTOCOL  -> ROGUE NATION -> FALLOUT

Tom Cruise , Paula Patton, Simon Pegg, Jeremy Renner

Sono andato al cinema, dopo essermi rivisto i due predecessori: ‘Ghost Protocol’ e ‘Rogue Nation’: carico al punto giusto per tuffarmi nell’ultima avventura dell’agente Ethan Hunt. (consiglio di fare altrettanto, se avete Netflix come me, sono entrambi lì!)

Aver potuto vedere i tre film nell’arco di pochi giorni (4 per la precisione) mi ha permesso di avere una visione d’insieme sulla saga dell’agente Ethan Hunt. E sono giunto a delle conclusioni che, da un lato, potrebbero sembrare anche banali, ma dall’altro mi hanno fatto apprezzare ancora di più l’abilità di chi ha lavorato a questa saga dell’impossibile.

Prima osservazione: l’intreccio basilare di tutti e tre i film è sventare un piano di distruzione nucleare.

Seconda osservazione: per qualche ragione si dubita dell’organizzazione IMF in cui lavorano i protagonisti, motivo per il quale questi poveracci si trovano anche, relativamente, in difficoltà, da soli.

Terza osservazione: i due elementi precedenti vengono in ogni pellicola gestiti attraverso variazioni sul tema e complicazioni sempre più avvincenti, tanto che ognuno dei tre film ha, in ogni caso, una personalità e una dignità autonoma. (Ghost Protocol introduce il tema dell’anonimato dell’IMF, in Rogue Nation questo viene rafforzato nel momento in cui Ethan Hunt solo viene costretto all’anonimato, in Fallout… non ve lo dico!)

Quarta osservazione: ‘Fallout’ è l’apice della saga di Mission: Impossible. E’ un manifesto artistico di ciò che i tre punti precedenti possono diventare realizzando un film ad Arte.

Quinta osservazione: questa è  in forma di domanda. Ma la farò in chiusura.

NESSUN APPIGLIO

Tom Cruise , Mission Impossible 2

La vicenda di ‘Fallout’ non la voglio nemmeno riassumere. Non ha alcun senso raccontarla. Andate a vederlo! (questo è il concetto, casomai non fosse stato già chiaro all’inizio)

Voglio scrivere una recensione senza alcun appiglio all’intreccio. E’ una missione impossibile? Non penso proprio. Ritengo di potervi comunicare qualcosa di più importante della trama del film e di altre cose tecniche (come la bravura e l’affiatamento del cast, o la straordinaria capacità di Tom Cruise di girare le scene d’azione, bla bla bla, e la caviglia spezzata, vedete il video in caso…!).

Voglio procedere in modo diverso. Voglio darvi un’idea di quello che ho provato vedendo il film.

Ho ritrovato un gruppo di compagni in missione. E con loro ho affrontato ogni missione che dovevano affrontare. Stavo osservando e basta, sì, apparentemente. Ma il cuore batteva in ogni scena, insieme a quello di Ethan Hunt e dei suoi compagni.

UNA SCRITTURA MAGISTRALE

Senza raccontarvi nulla sulla trama del film, ci tengo però a dirvi che è scritto benissimo, in modo raffinato, estremamente raffinato. Ogni scena è da manuale. La scrittura di un film del genere è fondamentale, e il senso del ritmo, nelle battute, nella messinscena rende questo film un caso unico nella storia del cinema di azione e di spionaggio.

Quando si parla di un genio dei film di genere si pensa subito a Hitchcock. Bene, la messinscena di ‘Mission: Impossible – Fallout’ non ha nulla da invidiare ai suoi film.

LEZIONI DI SUSPENSE

Rebecca Ferguson è Isla Faust in ‘Mission: Impossible – Rogue Nation’

Già in ‘Mission: Impossible -Rogue Nation’ c’erano sequenze piene di suspense girate magistralmente come, ad esempio, quella del teatro dell’opera di Vienna. Il richiamo diretto alla musica della Turandot aveva mostrato palpabilmente, ad ogni spettatore attento, quanto la tensione interna del celebre brano musicale “Nessun Dorma”, è di per se portatrice e veicolo magnifico della tensione scenica, degli avvenimenti in atto.

SINFONIA DELL’IMPOSSIBILE

Tom Cruise e Rebecca Ferguson: Ethan Hunt e Isla Faust

Rivedendo ‘Rogue Nation’ un paio di giorni prima di vedere Fallout, ho  davvero notato il talento eccezionale del regista Christopher McQuarrie (che già avevo individuato vedendo Jack Reacher, che vi consiglio di vedere, dove si può ammirare un eccezionale Werner Herzog nei panni di un riuscitissimo villlain).

Appena dopo aver rivisto ‘Mission: Impossible – Rogue Nation’ mi sono detto – McQuarrie ha girato praticamente una sinfonia action!

Bene: in Fallout si è addirittura superato!

Come in ogni composizione musicale ben scritta è possibile notare un tema che giunge ad un culmine emotivo, e poi ad una conclusione; in Fallout questa struttura musicale è evidente nella sua intera lunghezza, all’interno delle varie sequenze, e delle singole scene. Come una matrioska di suspense e azione.

AZIONE PURA

C’è un momento di pausa in Mission: Impossible? Non mi preme dare una risposta matematica a questa domanda.

Ciò che si sente è che il fuoco acceso di un’azione dirompente, brucia dall’inizio fino alla fine.

Un filo sottile di fiamma è sempre acceso, ad ogni passo del nostro protagonista Ethan Hunt. E le sequenze spettacolari esteticamente sono sempre vivide, pulsanti, e spettacolari anche per il nostro cuore, perchè quella fiamma sottile è accesa ad ogni passo, ad ogni corsa, ad ogni combattimento.

Azione pura. Non c’è mai la percezione, nemmeno nella sequenza più assurda e spettacolare, che quel che succede sia gratuito, fine a se stesso. Ed è per questo che vivi insieme ai personaggi, mentre di fronte ai tuoi occhi, accade qualcosa che davvero rasenta l’impossibile. Per te è vero, è vero quanto lo è per Ethan Hunt: è vero perchè c’è quella fiamma che accende il protagonista e i suoi compagni; ed accende anche tu che li guardi, facendoti valicare il confine fra realtà e finzione.

IL POTERE DELL’ARTE

Tom Cruise sul set di “Mission: Impossible – Fallout” a Parigi

L’Arte ha un potere unico. Quello di donare una realtà a qualcosa che appartiene alla fantasia. Nell’incontro tra la fantasia dell’artista, e la realizzazione delle sue idee, nasce un’opera reale, palpabile, qualcosa di mai visto prima. Qualcosa che senza gli artisti che l’hanno creata, non potrebbe esistere in questo mondo.

La saga di Mission: Impossible, diventa emblematica di questa ricerca.

Narrare e mostrare una vicenda che rasenta l’inenarrabile.

Ci sono scene di Mission: Impossible che, sicuramente, sono state una sfida artistica che ha messo a dura prova tutti coloro che hanno collaborato per la loro realizzazione.

Ed ecco dov’è la forza, superba, poderosa, di questa saga. Ciò che rende Ethan Hunt così vivo è il fatto che realizzare i film stessi di Mission: Impossible è, a suo modo, un’impresa come quelle narrate e vissute dall’agente dell’IMF. Le gesta che risuonano in “Mission: Impossible” sono quelle dei personaggi, dei meravigliosi personaggi inventati, quanto quelle di tutti gli artisti che hanno lavorato dietro le quinte e dietro le telecamere.

ODE ALL’IMPOSSIBILE

 

E’ per questo che ho deciso di intitolare la recensione così. L’ode all’impossibile che echeggia in ogni sequenza di Fallout, fino a quella finale, diventa un’ode all’Arte stessa e alla magia di annullare il concetto stesso di impossibile nel realizzare qualcosa che sempre, costantemente, come il suo protagonista, valica nuovi orizzonti di impossibilità.

“Nella vita solo se si è pronti a considerare possibile l’impossibile si è in grado di scoprire qualcosa di nuovo.”

(Goethe)

Resta la quinta osservazione a cui avevo accennato sopra. La domanda che mi sono riservato per il finale…

“Dopo un film così, cosa possiamo aspettarci per il futuro dell’IMF?”

Passo e chiudo.

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