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CINEMA RECENSIONI

Nove anni fa usciva District 9, il primo film di Neill Blomkamp

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Nove anni fa (il 13 Agosto 2009) usciva District 9, diretto dall’allora sconosciuto Neil Blomkamp.

Oggi è difficile, per chi segue anche solo in minima parte il cinema, non conoscere il suo nome e non aver sentito parlare (o perfino visto) almeno uno dei suoi tre film: District 9, Elysium, Humandroid (aka Chappie).

Ricordo benissimo il giorno in cui andai a vedere District 9 in sala. Non sapevo nulla della trama. Sapevo però che Peter Jackson era il produttore, perchè mi era arrivata la notizia attraverso l’etere. Originariamente il regista di Lord of The Rings (e di “Sospesi nel tempo”) avrebbe voluto far dirigere all’esordiente Neil Blomkamp un lungometraggio ispirato al celeberrimo videogioco HALO , ma dopo pochi mesi tutto sfumò per mancanza di fondi adeguati (ci sarebbero voluti troppi soldi e gli investitori si ritrassero). Oggi possiamo ammirare il bellissimo Halo: Landfall, cortometraggio realizzato magistralmente, che è tutto ciò che resta del progetto.
Peter Jackson, però, nonostante il dispiacere, colse al volo l’occasione per fornire al giovane regista (classe 1979) un budget di 30 milioni di dollari per sviluppare in un lungometraggio una sua idea originale. Un’idea niente male era quella del suo corto del 2005 “Alive in Joburg” che raccontava le conseguenze e le problematiche sociali dovute ad uno sbarco alieno a Johannesburg.
Neill Blomkamp decise perciò di sviluppare quest’idea con la collaborazione della scrittrice Terri Tatchell (conosciuta nel 2001 alla “Rainmaker Digital Effects”, e diventata sua moglie) con la quale, nel 2006 aveva già realizzato un altro interessante cortometraggio:  “Yellow”. Come attore protagonista, chiamò l’amico e mentore Sharlto Copley (si erano conosciuti al liceo, mentre Sharlto stava per finire l’ultimo anno, Neill frequentava il primo).  Sharlto presto era diventato una figura di spicco nell’industria cinematografica locale e, già mentre Neill doveva ancora finire il liceo, i due avevano iniziato a lavorare insieme. In effetti, per uno sguardo attento, c’erano proprio tutte le premesse per fare il botto. Ma andiamo indietro nel tempo di nove anni… VIRAL MARKETING Un mio caro amico mi chiamo’ dicendomi se andare a vedere quel tal film sugli alieni di cui  la nostra città era tappezzata di cartelli: il titolo era “District 9”. Non lo avevo mai sentito. Cascai dalle nuvole, non sapendo di cosa stesse parlando, e lui mi disse incredulo: “Ma come, non hai notato i cartelli in giro per tutta la città? Sugli autobus, sulla metro?”. Io feci il vago – non avevo notato nulla (li notai i giorni seguenti, domandandomi come fosse stato possibile che non mi fossi accorto di nulla, e mi veniva da ridere per l’assurdità della cosa perchè ce n’erano davvero tanti…). Beh, grazie “amico X” per averli notati tu, e per avermi invitato ad andare a vederlo il primo giorno di uscita. Scopersi che per District 9 avevano messo in moto una vera e propria campagna di viral marketing, ma io non mi ero accorto di nulla. In giro era possibile vedere sugli autobus cartelli come quello riportato in foto. Evidentemente la campagna ha funzionato perchè anch’io devo a quei cartelli di essere corso al cinema a vederlo. Ma vediamo un po’ di entrare nel vivo e di parlare in merito al film. NOTA STORICA / LOCATION AUTENTICHE Il Distretto 9 del film è un palese riferimento alla vera storia del Sudafrica dove, nel 1966 le politiche di apartheid del governo di etnia bianca, arrivarono a dichiarare il Distretto 6 di Città del Capo, come zona esclusiva dei bianchi. Successivamente, invece, dal 1994 ad oggi cominciò l’immigrazione dei poveri dello Zimbabwe verso il Sudafrica generando una situazione analoga al film, dove al posto dei gamberoni c’erano gli immigrati dello Zimbabwe che, trovandosi in città come Johannesburg per cercare una vita migliore, trovarono l’ostilità dei poveri già presenti in distretti come Soweto, che già avevano i loro problemi. Le scene del Distretto 9 del film, sono state girate proprio nelle vere baraccopoli della zona Tshiawelo, sobborgo di Soweto. Hanno dovuto recintare la parte del set perchè altrimenti avrebbero rubato ogni cosa. Sono state le riprese più impegnative perchè il luogo era davvero selvaggio. Vetri rotti, frammenti di amianto, chiodi arruginiti, c’era amianto da tutte le parti. Poi, dopo alcuni giorni, a dire del regista stesso, si sono abituati anche a tutto questo. Spiega come era davvero  pieno di carcasse di animali, e anche la mucca morta che si vede in una scena difficile da dimenticare, alla quale sono collegate le uova aliene, era una vera carcassa! Neill racconta come nel momento in cui Wikus vomita, c’era davvero un fetore assurdo, così assurdo che era un’impresa resistere per stare lì vicino a girare la scena! L’autenticità dell’ambientazione dà una marcia in più al film, anche se alcuni spettatori forse nemmeno possono immaginarselo che le location sono autentiche, tanto assuefatti, ormai, all’idea che tutto sia ricreato digitalmente. GLI ALIENI A JOHANNESBURG NEL 1982
Per il regista era importante mettere nel film la figura del militare mercenario, figura nata proprio in Sudafrica
La premessa di District 9 è che, nel 1982 di un continuum temporale alternativo, un’astronave aliena sia giunta nei cieli di Johannesburg e lì si è fermata stazionando immobile nel cielo. Passano giorni senza che accada nulla, finchè il governo decide di fare irruzione nell’astronave, esasperato dall’immobilità della situazione. Lì vengono trovati all’interno, in una condizione non proprio meravigliosa, un milione e mezzo di alieni. Hanno le sembianze a metà tra insetti e umanoidi e vengono presto soprannominati dalla popolazione “gamberoni” (in tono evidentemente dispregiativo). Da quel che risulta da ipotesi di scienziati ed esperti e anche da dichiarazioni degli alieni stessi (hanno un linguaggio codificabile sebbene incomprensibile per noi poveri spettatori se non con l’ausilio di sottotitoli), pare che siano rimasti bloccati sulla terra e che desiderino soltanto fare ritorno a casa, sul loro pianeta. Ma per qualche ragione non possono muoversi e la loro accoglienza diventa un problema sociale e burocratico degli esseri umani. Il governo decide di confinare i “gamberoni” nel District 9, sobborgo fatiscente della città dove viene allestita per l’occasione una grande baraccopoli. Viene eretto un muro di contenimento. D’ora innanzi saranno controllati dalla Multi-National United (che, pare, abbia scopi personali, rivolti allo studio delle potenti armi aliene, inutilizzabili però da esseri umani in quanto hanno un sistema che le attiva soltanto a contatto con il DNA alieno). WIKUS VAN DE MERWE: UN BUROCRATE CHE DIVENTA UN EROE? Appena inizia il film facciamo conoscenza con il protagonista Wikus Van Der Merwe, che appare in quelle che risultano essere riprese documentaristiche, nelle quali è subito evidente il carattere del personaggio. Wikus è un burocrate nell’accezione più caricaturale che possa esserci del termine. Il regista stesso, nel commento al film presente su DVD e Blu-Ray lo definisce un “completo burocrate, dal carattere passivo, un razzista passivo/indiretto”. Vengono poi presentati degli interventi di altri personaggi che, è chiaro, si riferiscono a Wikus, e ci arriva questa frase enigmatica: “Tra tutte le scelte che poteva fare, ha fatto la scelta migliore possibile”. I personaggi stanno parlando a fatti avvenuti. Ma quali diavolo sarannò questi fatti che devono succedere?! Cominciamo a calarci nella vicenda, a domandarci cosa mai potrà succedere. Il carattere del personaggio è talmente marcato e magnificamente reso da Sharlto Copley, a partire dal primissimo ciak che, davvero, nasce subito un’aura di mistero, nel provare ad immaginare cosa mai potrà accadere a questo bizzarro personaggio che, dalle voci che abbiamo sentito, pare si sia ritrovato a dover affrontare una situazione davvero drammatica. In questo modo, lo scorrere degli eventi diventa doppiamente vissuto dallo spettatore. Sappiamo già che in qualche modo, a un certo momento, gli eventi precipiteranno. E questo non rende la vicenda meno interessante, come se ci avessero già detto cosa succede di preciso. Al contrario! Questo ha l’effetto di caricare di tensione ogni piccolo evento.
Greg Broadmore (dello straordinario team Weta Workshop): lead concept designer delle creature aliene di District 9, la Weta ha ideato e costruito anche le innumerevoli strutture e armi aliene
Quel che si intuisce è che gli alieni potrebbero aver perso la loro regina, la loro guida, e stanno stazionando sulla terra in attesa di poter ritornare sul loro pianeta, ma, non essendo abituati a non avere un riferimento, sono precipitati nel caos per cui la maggior parte di loro vive selvaggiamente, ogni tanto scappando dalla zona di contenimento e commettendo atti vandalici e azioni criminali. Wikus, scopriamo, è sposato con la figlia del presidente della MNU. Nel momento in cui la tensione tra umani e non-umani è alle stelle si è deciso di spostare gli alieni in una nuova zona a distanza di sicurezza dalla città (240 km) dove è stato predisposto un campo di accoglienza. Ebbene, Wikus è stato promosso e messo a capo di questa operazione. Forse è raccomandato, in quanto genero del presidente della MNU? Il regista vuole farci capire che: sì, pare sia proprio così. Anche perchè a dire di tutti, ma i nostri occhi e le nostre orecchie hanno modo di constatarlo direttamente, Wikus sembra essere proprio un pocodibuono (in gergo potremmo anche dire che è proprio un “cazzone”).
Gli automezzi utilizzati nel film  sono gli originali Casspir utilizzati negli anni 70 dai militari nella guerra di confine, e successivamente anche in caso di sommosse civili.
Eppure l’intelligenza dello script è che, sapendo che di lì a poco assisteremo ad eventi che stravolgeranno completamente la sua vita, riusciamo comunque ad empatizzare, a provare addirittura simpatia per lui, sebbene più volte nell’incipit lo vediamo fare cose terribili (su tutte la scena sopracitata in cui trova le uova collegate alla carcassa della mucca e, con estremo cinismo, le stacca impassibile, anzi, sorridendo). Ancora non sappiamo quanto la sua vita stia per cambiare, ed in modo letteralmente viscerale. Perchè per quanto siamo stati avvisati (e dovremmo essere mezzo salvati) non sappiamo ancora cosa sta per succedere. UNA CONTAMINAZIONE CHE RICHIAMA L’ESTETICA DI CRONENBERG La rivoluzione di Distict 9 non è certo soltanto nell’idea degli alieni/profughi a Johannesburg e nel parallelo con la realtà storica. La vera rivoluzione è che questi eventi, che hanno già di per se un potenziale narrativo/drammatico notevole vengono catalizzati fisicamente nella persona, fattispecie nel corpo di Wikus, immaginatevi la scena in cui Vincent Vega (John Travolta) effettua la puntura di adrenalina a Mia (Uma Thurman). Wikus, del tutto ignaro, persona cinica, passiva, egoista viene “punto” da qualcosa che gli entra visceralmente nel corpo. Arrivato nel distretto per cacciare via gli alieni, nella casa del gamberone Christopher Johnson (al quale è impossibile non affezionarsi), nel momento in cui si mette a rovistare tra attrezzature sospette, viene contaminato da un liquido alieno, fuoriuscito da un cilindro che requisirà. Questo scatenerà una metamorfosi del suo DNA uman. E’ una scena meravigliosa del film, quella in cui Wikus viene a contatto con il liquido alieno, dove si vedono le doti di improvvisatore di Sharlto Copley che, pare, ha girato un po’ tutto il film mettendoci del suo, avendo la libertà di improvvisare. A partire da questa contaminazione (cronenbergiana, possiamo dire?) del suo corpo, Wikus vivrà una vera e propria, dolorosissima, disperata, discesa agli inferi. Ben presto capirà che il suo corpo si sta trasformando nel corpo di un gamberone. Avrebbe dovuto cacciar via gli alieni dal District 9, e invece si ritrova in atto nel suo corpo la mutazione del suo DNA umano in DNA alieno!
Wikus scopre la trasformazione in atto nel suo corpo, ritrovandosi una mano sinistra nuova di zecca. Peccato che sia aliena!
Da questo momento comincia la parte più caustica e indiavolata della pellicola. E’ presente una critica alla spietata scienza al servizio del capitale che non si fa alcuno scrupolo di sentenziare la morte del protagonista per il bene del capitale (non della scienza, perchè l’obbiettivo è soltanto guadagnare, scoprendo come usare le armi aliene). Il presidente (suocero di Wikus) della MNU chiede ai dottori: “Dice che si trasformerà in gamberone?”. Lo scienziato risponde: “L’importante non è quello! Ora l’importante è raccogliere tutto quello che possiamo raccogliere. Questo corpo rappresenta centinaia di milioni, forse miliardi di dollari. […] Ci sono persone là fuori – governanti, multinazionali – che ucciderebbero per questo!” “Sopravviverà alla procedura?” – “No, di certo! Ci serve tutto di lui. Tessuti, sangue, dopo la procedura di lui non resterà più niente!”. Queste battute vengono pronunciate con Wikus sotto ai loro occhi, mezzo stordito, sul lettino dell’ospedale. Non è certo un invito a restare lì impalato, ed è forse una delle poche ingenuità, il fatto che parlino alla sua portata. Non solo ormai Wikus è diventato carne da macello ma, nel momento in cui, dopo essere scappato, prova ad andare a comprare qualcosa da mangiare, scopre che i media lo accusano di essere fuggito dopo essere stato arrestato per “ripetuti atti sessuali con gli alieni nel District 9”. Anche la stampa viene criticata, asservita a chi paga di più, in questo caso la MNU. Ormai nemmeno la moglie crede a Wikus (e questa è la componente più patetica in assoluto del personaggio: aveva una vita così montata, fasulla, che sua moglie è pronta a fidarsi più della notizia assurda dei media che non della voce stessa dell’anima disperata di suo marito che la chiama al telefono!). Solo, isolato da tutti, sarà costretto a tornare nel District 9 dove scoprirà, grazie all’aiuto di Christopher Johnson e del figlio CJ che la causa della sua discesa agli inferi potrà essere anche la causa della sua salvezza. La vicenda di questo strano personaggio, burocrate, che si trova a scoprire, nella disperazione totale, di poter essere addirittura un eroe, è ciò che rende questo film mitico, epico, e tanti altri aggettivi che non sto qui ad elencare. CRONACA DI UN SUCCESSO
Elysium , 2013, secondo film di Neill Blomkamp
District 9, a fronte del suo modesto budget di 30 milioni di dollari, incassò 210 milioni di dollari in tutto il mondo, cifra ragguardevole.  4 anni dopo è stato il turno di Elysium, per Neill Blomkamp. Altro film Sci-Fi stavolta con un cast Hollywoodiano e un budget consistente di 115 milioni di dollari (ne ha incasssati 286). E 3 anni fa è uscito l’ultimo lavoro “Humandroid” che, costato 49 milioni, ne ha incassati 102. Il merito di District 9 non è solo quello di aver rivoluzionato la scena contemporanea della Sci-Fi reimmettendo tematiche sociali come faceva, ad esempio, il grande Carpenter di Essi Vivono e de La cosa. District 9 ha anche il pregio di farlo con un’estetica ed uno stile eccezionali. Gli effetti speciali sono sempre votati all’anonimato, perchè l’effetto che vuole dare il regista è di estremo realismo. Telecamere a spalla in movimento: in mezzo alla nebbia la sagoma dell’astronave, in mezzo alla polvere da slum, gli alieni. Scene di telecamere di servizio, telecamere in spalla davvero presenti per documentare la procedura della MNU sono fuse a scene riprese da telecamere “obiettive” fuori scena. L’effetto è che sembra tutto più vero. E con un budget del genere hanno davvero fatto miracoli! Cloverfield aveva segnato un passo in questo senso ma Matt Reeves era rimasto vincolato all’idea documentaristica per tutto il film. Blomkamp fa tesoro dello stile documentaristico ma si muove, a tutti gli effetti, liberamente all’interno del suo film. E vorrei vedere…!
Humandroid aka “Chappie”, 2015, terzo lungometraggio di Bloomkamp
COSA CI RISERVA IL FUTURO? Molti sono stati i progetti ventilati. Per un certo periodo sono girate le voci che Neill Blommkamp avrebbe diretto un possibile seguito di Alien, ma pare sia stata accantonata l’idea, anche perchè Ridley Scott è abbastanza geloso della sua saga. Pare sia confermato, invece, che Bloomkamp dirigerà un nuovo film su Robocop. Ma è stato detto anche qualcos’altro… Lo stesso regista ha parlato della possibile realizzazione di un seguito di District 9. Chissà… Intanto con lo studio Oates, Neill ha continuato a lasciare il segno nel mondo della Sci-Fi anche dopo il suo ultimo lungometraggio: Humandroid. Per salutarvi vi invito a vedere il corto “Rakka”, uscito nel 2017, con protagonista un’attrice non proprio estranea al genere: Sigourney Weaver. Chissà che non troveremo la grandissima attrice nel seguito di District 9…?! E… come potrà intitolarsi?! District 9 2, non è proprio il massimo. District 9: 2? Nemmeno. Dovranno ricorrere ad un sottotitolo alla Mad Max: Fury Road o Mad Max: The Wasteland? District 9: The Christopher Johnson’s Promise? Staremo a vedere. Intanto speriamo che lo facciano davvero. E, soprattutto, che sia degno del suo predecessore. In ogni caso, massima fiducia per Neill Blomkamp!
   

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Dalla tenera età di 7 anni suona, legge, guarda film, scrive, pensa, sente e ogni tanto fa qualcos'altro.
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