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Uncharted 4
REC-PS4 UNCHARTED

Uncharted 4 – Recensione

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Uncharted 4 – Recensione

La parola “fine” può avere innumerevoli sfumature e chiavi di lettura: può essere associata alla conclusione di un qualcosa, alla morte di una vita o di un’entità astratta o, come in questo caso specifico, rappresentare la chiusura di un cerchio iniziato quasi dieci anni fa. La fine non è per forza di cose un momento triste, anzi, può essere anche un momento di riflessione nel quale voltarsi indietro e vedere quanta strada si è fatta, ripensando ai tanti istanti felici che si è vissuto percorrendola. Perché, parafrasando un noto aforisma: “non è importante cosa si trova alla fine di un viaggio, ma le emozioni che lo hanno accompagnato”. E lo sanno bene i ragazzi di Naughty Dog che hanno annunciato sin dal momento del lancio che questa sarebbe stata l’ultima avventura per Nathan Drake, a prescindere dal fatto che il brand Uncharted possa proseguire senza di lui.
Ed allora, con un po’ di malinconia nel cuore, andiamo a vedere come si concludono le vicende di uno dei personaggi più iconici della storia di PlayStation.

Una vita normale

Dopo una vita sregolata pregna di avventure fantastiche, ma anche di rischi e pericoli assurdi, il nostro Nathan Drake ha deciso di mettere la testa a posto e di smettere per sempre di inseguire fantomatiche città leggendarie o immensi tesori nascosti chissà dove. Questo per dedicarsi ad una vita più regolare insieme sua moglie Elena, compagna di mille peripezie che ha rischiato di perdere a causa proprio di quei tesori che lo hanno da sempre ossessionato. Ma ora basta, Nathan è diventato un marito modello ed ha messo su una compagnia di recupero di vecchi relitti affondati, un lavoro noioso ma di certo esente da pericoli.
I due vivono tranquilli e felici finché non fa la sua comparsa Samuel, il fratello che Nathan considerava morto oltre dieci anni fa in una prigione di Panama: questi rivela a Nate che scampò alla morte in quella burrascosa circostanza ma che finì segregato in una cella, questo fino a quando non è riuscito ad evadere grazie all’aiuto di un boss della malavita locale (suo compagno di cella), che in cambio ha chiesto la metà di un fantomatico tesoro pirata di cui Samuel favoleggiava in prigione in sua compagnia.
A questo punto Samuel chiede al ritrovato fratellino di aiutarlo nella ricerca in quanto, nel caso in cui non fosse riuscito a rinvenirlo per tempo, sarebbe stato ucciso dai suoi ricattatori.
Nathan, che aveva giurato di non invischiarsi più in certe situazioni, si vede costretto suo malgrado ad aiutare il fratello miracolosamente ritrovato. Da qui inizia l’ultima avventura di Drake che si vedrà costretto, manco a dirlo, a combattere contro degli avversari agguerriti che cercano anch’essi il favoloso tesoro perduto, del valore di oltre 400 milioni, del capitano pirata Harry Avary.
Dopo un inizio abbastanza lento, volto perlopiù all’introdurre i nuovi personaggi, il gioco inizia ad ingranare la quarta ed a spiattellarci in faccia un susseguirsi di situazioni adrenaliniche e coinvolgenti come solo la serie di Uncharted è riuscita a proporre a questi livelli negli ultimi anni. Fasi narrative ed esplorative si alternano ad altre platform e di combattimento con un ritmo serrato, quasi a voler stremare (nel senso buono sia chiaro, n.d.r.) il giocatore che difficilmente riuscirà a staccarsi dallo schermo, il quale diventerà una finestra aperta su un mondo fantastico pieno di situazioni incredibili ed affascinanti.
Tutto questo per la bellezza di oltre quindici ore di gioco, un record per una serie che a fatica riusciva a superare le dieci anche esplorandone a fondo le aree, ma in linea con quanto visto con l’eccezionale The Last of Us che per l’appunto raggiungeva e superava questa soglia.

Uncharted 4 - Recensione

Far tesoro delle esperienze

Sic Parvis Magna non è solo il motto di Sir. Francis Drake e slogan poi utilizzato per le campagne pubblicitarie del gioco, ma è anche la perfetta esemplificazione di Naughy Dog e dello stesso brand Uncharted, partito come action-adventure interessante ma con dei forti limiti di gameplay e bollato come clone mal riuscito di Tomb Raider e Indiana Jones, ma che con il passare degli episodi è divenuto non solo una delle migliori esperienze dal taglio cinematografico di sempre, ma anche un punto di riferimento del genere.
Con questo quarto capitolo la software house californiana ha fatto tesoro delle esperienze fatte con The Last of Us ed ha deciso di implementarne alcune feature che, come vedremo tra qualche riga, hanno migliorato non poco l’esperienza puramente ludica.
La prima grossa differenza che balza subito all’occhio con i precedenti capitoli è la rinnovata vastità dei livelli, che dona un senso di esplorazione e di scoperta che in passato era fortemente limitato da ambientazioni abbastanza ristrette, che si riducevano a più o meno grossi corridoi dove alla fin fine c’era davvero poco da esplorare. Livelli come quelli in Madagascar o in Scozia sono fantastici da esplorare, pieni di chicche e segreti nascosti che aspettano solo di essere scovati; in tal senso, ad affiancare i canonici tesori nascosti sono stati aggiunti anche altri oggetti collezionabili quali manoscritti che ci raccontano di piccole storie di pirati e non, appunti da prendere in determinati punti d’interesse e dialoghi facoltativi da svolgere con i propri compagni in alcune zone dello scenario.
Ma Uncharted 4 è pur sempre uno sparatutto in terza persona nel quale le fasi di combattimento sono importanti almeno quanto le fasi esplorative; ed anche sotto questo punto di vista i livelli più grandi modificano pesantemente l’approccio al gioco in quanto ora ogni singolo combattimento (a parte alcuni nei quali saremo già in conflitto aperto) sarà approcciabile da molteplici angolazioni e risolvibile senza essere avvistato. Tutto ciò non porta solo una ventata d’aria fresca ai classici scontri contro i gruppi di nemici, ma ci permette di godere dell’esperienza come meglio crediamo (anche se ai livelli di difficoltà più elevati è preferibile approcciare gli scontri nel modo più furtivo possibile, n.d.r.).
Altra aggiunta di rilievo è certamente la corda, grazie alla quale le fasi d’arrampicata riescono ad essere ora molto più ariose e divertenti, e che ci permette di coprire distanze maggiori che rendono alcune scalate davvero adrenaliniche e fuori di testa; mentre nelle fasi di combattimento quest’ultima è utilissima per sfuggire dai nemici che ci danno la caccia o per attaccarli dall’alto con il più classico dei balzi alla “Superman”.
Il feedback delle armi è stato migliorato ed ora la sensazione di imbracciare potenti bocche da fuoco è più tangibile che in passato, e lo stesso discorso è possibile farlo per la gestione delle coperture che ora risulta molto buono e che quasi mai rischia di dare dei problemi.
Purtroppo permane una cattiva gestione dell’intelligenza artificiale dei nostri compagni, che spesso si comportano in modo stupido o fuori dal contesto in cui ci troviamo, problematica già riscontrata sia in The Last of Us che nei precedenti Uncharted; la speranza è che in futuro si riesca finalmente a limare anche questa piccola spigolosità che non mina l’esperienza di gioco (visto che i nemici non li rilevano in alcun modo) ma che smorza un po’ l’atmosfera, soprattutto nelle fasi stealth.

Uncharted 4 - Recensione

Scazzottate in compagnia

Non poteva mancare di certo in un titolo mastodontico come questo un bel comparto multiplayer, che è presente nella serie sin dal secondo capitolo. Naughty Dog per l’occasione ha deciso di rivoluzionarne le basi, rendendolo meno serioso mediante l’aggiunta di oggetti mistici che ne rendessero più divertenti e folli le partite.
Quindi, ad affiancare le classiche armi da fuoco, vi sono tutta una serie di oggetti e personaggi di supporto che potremo richiamare una volta ottenuta la somma di denaro necessaria, questa accumulabile abbattendo i nemici, ottenendo assist, rianimazioni di compagni e raggiungendo gli obiettivi in partita.
È possibile quindi acquistare oggetti mistici iconici della serie quali El Dorado, che attaccherà i nemici vicini e utilissimo quando se ne ha molti nelle vicinanze, la Pietra Cintamani che rianimerà all’istante i compagni nelle vicinanze, lo Spirito del Jinn che ci renderà più veloci nei movimenti, il Bastone di Ayar Manco che rileverà i nemici in zona, e l’Eternità di Indra che creerà un campo di stasi nel punto in cui verrà utilizzata.
Oltre a questi abbiamo dei personaggi di supporto che ci seguiranno in ogni nostro spostamento, che vanno dal Cecchino al Colosso, fino ad arrivare al Soccorritore e al Cacciatore, ognuno di questi con abilità peculiari facilmente intuibili dai nomi stessi.
Purtroppo le modalità di gioco messe a nostra disposizione sono abbastanza esigue in quanto, oltre al classico Deathmatch a Squadre e Controllo, abbiamo solo una modalità Saccheggio che è sostanzialmente un canonico Cattura la Bandiera in salsa Uncharted, in cui al posto della bandiera abbiamo un idolo posizionato al centro della mappa da riportare alla nostra base. Un po’ pochino sicuramente, ma la speranza che possano col tempo arrivare nuove modalità è più che una utopia. Staremo a vedere.
Molto buono il numero di personaggi messi a disposizione e le varianti con cui li potremo personalizzare, tramite set già preimpostati oppure con abiti per una specifica parte del corpo. Peccato solo che con la valuta che otterremo giocando sarà possibile acquistare solo dei bauli nei quali ci verranno rilasciati degli oggetti casuali; se vorremo invece ottenere un elemento o un personaggio specifico dovremo acquistarlo con valuta ottenibile unicamente mediante micro transazioni con denaro reale. Fortunatamente la cosa è puramente legata a dei vezzi estetici ma questo tipo di formula non ci è piaciuta molto ad essere sinceri.
Una volta scesi in campo possiamo dire che le partite risultano sempre molto divertenti, grazie a delle mappe piccole che favoriscono lo scontrarsi dei giocatori (per un massimo di quattro o cinque per squadra) e le tante varianti derivanti dai molteplici power-up aiuta in tal senso.
Il matchmaking ci è sembrato buono ma non eccelso e la stabilità delle partite, complice il fatto che i giocatori con una banda inferiore agli standard richiesti vengano cacciati seduta stante, risultano prive di lag.

Uncharted 4 - Recensione

Pietra di paragone

La parte più difficile di questa recensione non è stata né la stesura, né la votazione e neppure la valutazione di tutti i pro e i contro riscontrati nelle molte ore di gioco, bensì la scelta delle immagini da utilizzare. Sì, perché il sottoscritto avrà scattato oltre cinquanta screenshot con la sua PlayStation 4 e sceglierne solo quattro è stata un’impresa più ardua del previsto.
Uncharted 4 è il titolo visivamente più bello da vedere su questa generazione di console, che dà la paga a molti altri titoli usciti in questi mesi sia per quanto riguarda la pulizia e il dettaglio delle texture che per quanto concerne la gestione delle luci. Artisticamente poi ogni paesaggio ed ambiente riesce a togliere il fiato: girovagare in jeep per le vaste lande del Madagascar è un’esperienza ad oggi incomparabile in ambito videoludico, e la bellezza con cui sono state riprodotte la costiera amalfitana e le rovine in Scozia o nello stesso Madagascar sono un qualcosa di sublime. Ogni area è pregna di dettagli, tutti rigorosamente riprodotti alla perfezione ed assolutamente pensati per essere indispensabili all’economia generale della resa visiva.
Il tutto ad una risoluzione di 1080p nativi supportati da 30 fotogrammi al secondo stabilissimi anche nelle situazioni più concitate (e ce ne sono tante credetemi) nel single player, e 900p e 60 frame al secondo per il multiplayer, così da rendere l’esperienza ancora più immediata, anche a costo di sacrificare qualche pixel.
Ad accompagnarci in ogni secondo della nostra avventura vi è una bellissima colonna sonora, composta da numerosi brani musicali che riescono a suggellare perfettamente ogni scorcio di natura incontaminata o di una lugubre costruzione fatiscente; non che la cosa ci sorprenda in quanto il team californiano ci ha abituati benissimo in tal senso, denotando sempre cura e buon gusto nelle tracce scelte per ogni suo videogioco.
Veniamo ora al doppiaggio: Naughty Dog ha sempre tenuto ad utilizzare dei professionisti d’alto livello che dessero la voce alle proprie creature e per questo il doppiaggio originale in inglese (che può vantarsi della storica voce di Nolan North a doppiare Drake) sarà sempre una spanna al di sopra di qualsiasi altro, ma dobbiamo dire che la cura e l’ottima interpretazione di quello italiano non lo fa rimpiangere troppo, anche se in alcuni frangenti non ci ha convinto in pieno la resa del suono in relazione all’ambiente ed alcuni versi di sforzo o simili ci sono sembrati lasciati in lingua originale, il che non è propriamente il massimo.
Pessimo invece il doppiaggio dei nostri compatrioti nei capitoli ambientati sulla costiera amalfitana, che scimmiottano un accento meridionale abbastanza improponibile, chiaramente artificioso e mal recitato. Un vero peccato in quanto sarebbe bastato scritturare degli attori originari del mezzogiorno (e di certo non ne mancano) per ottenere un risultato degno di nota.
Per chiudere, devo dire che l’aver rimandato di sei mesi l’uscita del gioco ha favorito un lavoro di polishing davvero accurato, infatti non abbiamo riscontrato un solo bug o glitch in tutte le ore trascorse in compagnia di Drake e soci; ci sarebbero tante software house che dovrebbero prendere nota in tal senso.

Uncharted 4 - Recensione

All the good things must come to an end

Pelè non calca più un campo di calcio da oltre cinquant’anni, Micheal Jordan non fa esplodere da tempo i palazzetti dello sport di tutta America e da oggi anche Nathan Drake andrà in pensione; tutto ciò per dire, parafrasando una frase pronunciata da alcuni membri di Naughty Dog e dallo stesso Nolan North: “all the good things must come to an end”, cioè che tutte le cose belle prima o poi finiscono. L’importante è che le cose fatte durante il viaggio siano state fruttifere e piene di passione, ed è proprio questo il caso della serie di Uncharted, che ha saputo ritagliarsi sempre più spazio nei cuori di tantissimi giocatori appassionati.
Uncharted 4 è la classica chiusura col botto, che risulta essere a mani basse il capitolo migliore della saga sotto tutti i punti di vista ludici: dal gameplay rifinito e tarato alla perfezione, ad una vastità dei livelli neanche sfiorata nei precedenti episodi.
Non ci sarebbe stato modo migliori per congedarsi da Nathan Drake, personaggio che col tempo abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare e che, con tanta nostalgia, dobbiamo salutare per sempre. Forse esisterà ancora Uncharted, ma senza di lui non sarà la stessa cosa…

PRO

  • – Storia matura e ben narrata
  • – Gameplay solido in ogni suo punto
  • – Livelli vasti e ricchi di particolari; graficamente eccezionale
  • – Longevo ed impegnativo alle difficoltà più elevate
  • – Multiplayer divertente e frenetico

CONTRO

  • – I.A dei compagni da perfezionare
  • – Poche modalità in multiplayer

 

FONTE 

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Ceo Yessgame, da oltre 30 anni gioco e penso che trasmettere la passione del gioco con un sito sia il miglior modo !!
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