Gylt

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7.5

Gameplay

7.5/10

Componente narrativa

8.0/10

Componente tecnica (Audio e grafica)

7.5/10

Longevità

7.0/10

Pro

  • Survival Horror di vecchia scuola
  • Sfruttare il genere senza "soffrire"
  • Artisticamente geniale

Contro

  • Documenti più interessanti della storia
  • Si finisce per fare le stesse cose più volte
  • Troppi omaggi finiscono per non fargli avere nulla di proprio
Gylt la prima vera esclusiva Stadia. Il nostro provato. 1 Listen to this article

Lo studio spagnolo Tequila Works fa il suo debutto su Google Stadia con un omaggio al “survival horror”, semplice ma incantante. Andiamo a scoprire Gylt.

Tequila Works  ha il privilegio di essere uno dei pochi studios spagnoli riconosciuti a livello mondiale. Dal lancio di Deadlight su Xbox Live, Tequila ha sempre cercato fortuna variegando la sua offerta ludica, e bisogna ammetterlo, spesso sono stati molto belli da scoprire. Come tutti gli studios, anche gli spagnoli, contano titoli buoni e titoli che non sono un granchè, però suscitano spesso interesse. L’ultimo arrivato è Gylt che tiene sulle spalle il pesante fardello di essere la prima vera esclusiva per Google Stadia (senza contare il dinosauro di Chrome quando non si ha internet), e finalmente abbiamo potuto provarlo sulla piattaforma Google senza troppi problemi.

Emily…è quella Emily?

Gylt è un survival horror in terza persona che combina lo stealth con alcuni tocchi di azione e include qualche piccolo puzzle da risolvere. Un survival horror che si discosta un po’ da quelli al quale siamo abituati, infatti lo stile grafico adottato da Tequila Works fa si che il giocatore viva l’avventura senza essere messo nelle condizioni di soffrire costantemente. Questo non significa che è impossibile morire, dobbiamo comunque fare i conti con le munizioni che potrebbero scarseggiare nel vero momento del bisogno (munizioni che non sono altro che pile della torcia che più avanti spiegheremo) o che anche se non andiamo a vivere nessun jump scare degno di nota, rimane, in generale, un’esperienza instabile, dove solo se utilizziamo la testa possiamo avere la situazione sotto controllo.

Come grandi appassionati del genere, a noi è piaciuto particolarmente questo approccio; certo sarebbe stato diverso se ci fosse stata una modalità più difficile per far si che chi cerca la sfida vera e propria possa sfruttarla a dovere, però non ci sembra un problema tanto grave. Si hanno moltissimi altri titoli del genere dove la paura è il mezzo principale del titolo (Outlast), mentre Gylt invece ci permette di vivere il survival horror in una maniera ben più diversa, con meno stress.

Il titolo prende ispirazione da altri titoli; l’ambientazione e l’idea di fondo sono un chiaro riferimento a Silent Hill. La nostra avventura, infatti, inizia con la ricerca di un parente scomparso, e dopo un incidente arriviamo in un piccolo paese di miniera abbandonato, con strade distrutte ed una ricerca che ci porta di fronte ad una scuola…

Alan Wake è un’altra referenza ovvia, però molto più sulla parte del gameplay. La nostra arma principale è una torcia  che sarà necessaria per illuminare l’ambiente circostante. Alla volte, se non prestiamo attenzione, potrebbe anche rivelare ai nemici la nostra posizione. Possiamo anche concentrare la luce della torcia in un raggio di luce che consumerà batterie, però sarà l’unico vero modo per distruggere i nemici colpendoli in alcuni punti vitali del corpo. Inoltre. questo raggio di luce ci permetterà anche di sbloccare nuove aree della mappa, alcune necessarie per proseguire la nostra ricerca, altre per ottenere alcuni oggetti sparsi per la mappa di gioco.

Altre meccaniche di Gylt ricordano The Last of Us e The Evil Whitin, come poter lanciare oggetti per distrarre le creature o effettuare un attacco silenzioso da dietro con la torcia che consumerà batterie oltre ad alla concreta possibilità di allertare le creature vicine. Altra alternativa è utilizzare l’ambiente circostante per richiamare i nemici o sfruttare le vie di fuga per non dare nell’occhio. Nel proseguio dell’avventura avremmo modo di sbloccare altri metodi  che ci aiuteranno nella sopravvivenza, come un dispositivo che confonde i nemici che ci accerchiano o un estintore per congelarli (e usarlo anche per sbloccare aree della mappa), man mano scopriremo nuove creature e nuovi pericoli.

Come potete vedere Gylt è un titolo che offre diverse possibilità dentro la sua semplicità, ma spesso diventano ripetitive, fin troppo. Se dobbiamo risolvere un puzzle spesso sarà nel cercare un interruttore che ci permette di accedere all’oggetto o porta di turno; se si ha la necessità di liberarsi di un nemico, sempre si avrà un modo per distrarlo e evitarlo senza problemi…Supponiamo che Tequila abbia deciso di lasciare l’esplorazione per i collezzionabili e avere un progresso della storia più diretto.

Stadia e il mondo di Gylt

Senza entrare troppo nei dettagli, Gylt è una storia sopra i problemi che si possono avere all’interno della nostra esperienza scolastica. Incontreremo moltissime immagini che ritraggono l’esperienza che soffrono le vittime di bullismo all’interno di un luogo come la scuole, che tutto dovrebbe essere tranne che un ambiente ostile. Spesso le immagini hanno un’estetica che può rimanere ben impressa nella testa del videogiocatore. Ci ha ricordato inevitabilmente Sea of Solitude nella sua narrativa, e come per il titolo di Electronic Arts, ci sembra una cosa geniale che un mezzo come quello del videogioco possa essere utilizzato anche per trattare di questi temi.

Nel tecnico, Tequila ha optato per un stile grafico che ci ricorda un fil di animazione, e crediamo che si sposi bene con la proposta videoludica offerta dal team spagnolo. Così come l’ambiente circostante , come i personaggi, sono su buon livelli. Si hanno alcuni aspetti con margini di miglioramento come alcune animazioni, però il tutto sta su buoni livelli. Il disegno delle creature lo abbiamo apprezzato particolarmente, così come gli scenari. Il comparto sonoro è stato un’altra piacevole sorpresa in quanto sono elementi importanti per i survival horror e che Gylt non poteva di certo farne a meno. Come nota, il titolo è completamente tradotto in italiano sia sottotitoli che voci, quindi un punto a favore per i ragazzi di Tequila.

Ora la domanda da un milione: Stadia? Abbiamo giocato Gylt sia su PC (Chromebook Acer R11) che su smartphone (Google Pixel 4) entrambi utilizzando il controller ufficiale Stadia collegato attraverso cavo USB (il Wi-Fi non è ancora implementato) e l’esperienza è stata molto positiva: non abbiamo riscontrato input-lag ne cali di frame rate giocando con una risoluzione di 1080p. Abbiamo una connessione che Stadia identifica come “Ottima”.

In mezzo al terrore

Gylt è una lettera d’amore al survival horror che noi, come fans, abbiamo apprezzato molto. L’unica vera pecca che ci sentiamo in obbligo di dire è quella di essere poco “terrorizzante” e che, tra tanti omaggi fatti, non ha praticamente nulla di nuovo, crediamo che abbia le possibilità per inventarsi qualcosa di nuovo in un pseudo secondo capitolo. Gylt ha, come detto, dovuto trasportare l’enorme fardello di essere la prima vera esclusiva Stadia e le aspettative erano altissime, ma, ricordiamolo, parliamo sempre di un titolo indie. Se vi gusta il genere con una grafica in stile animato, vi consigliamo di dargli una chance. Al momento è riscattabile senza prezzo aggiuntivo con l’abbonamento Pro di Stadia.

 

  • Abbiamo realizzato questa analisi attraverso l’uso personale di un abbonamento Stadia Pro. No codice.

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