Bloodroots – Recensione

Bloodroots – Recensione

23 Marzo 2020 0 Di Stramax

Bloodroots

15.99 €
8

Gameplay

9.0/10

Componente narrativa

7.5/10

Componente tecnica (Audio e grafica)

7.5/10

Longevità

8.0/10

Pro

  • Gamplay frenetico e divertente
  • Ambientazione ispirata
  • Trama già vista ma apprezzabile
  • Colonna sonora eccellente
  • Alta rigiocabilità

Contro

  • Tempi di caricamento lunghi
  • Qualche calo di frame rate
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Bloodroots – Recensione

Mischiate in un pentolone un’ambientazione western nonsense, un gameplay divertente e frenetico, uno stile cartoon ispirato e un pizzico di coraggio ed otterrete come risultato l’esperimento, completamente riuscito, di Paper Cult.

(Versione provata: Nintendo Switch)

Bloodroots,Recensione, Bloodroots – RecensioneCOMPONENTE NARRATIVA

Quella donna merita la sua vendetta. E noi meritiamo di morire. Ma la cosa vale anche per lei… E quindi… Staremo a vedere. Non è così?

Queste parole si riferiscono ovviamente alla Sposa di Kill Bill, ma calzerebbero benissimo con Mr. Wolf, il protagonista della storia.

Tradito dalla sua vecchia gang, i Beast Boys, e dalla sete di potere del loro vecchio capo, Mr. Black Wolf, egli viene freddato sul gelo della neve durante una razzia ai danni di un villaggio. Però, per un inspiegabile e inspiegato motivo, Mr.Wolf si rialza e impugna la sua ascia, promettendo a se stesso di non concedersi pace finché la vendetta di sangue non si sarà abbattuta funesta su coloro che lo hanno tradito e quasi-ucciso.

Un pretesto banale, già visto, ricco di clichè e dal finale scontato fin dal primo minuto di gioco. Eppure questo tipo di storie continuano ad emozionare ed appassionare, proprio come nel caso di Bloodroots. La trama, lineare, segue la vendetta sanguinaria del protagonista, portandoci ad eliminare uno dopo l’altro tutti e tre i membri della sua vecchia gang all’interno di un mondo western cosparso dal nonsense.

Il gioco deve molto alla tradizione western leoniana e all’umorismo cruento tarantiniano, ma riesce, nonostante ciò, a non risultare una triste copia. Sono inoltre presenti innumerevoli citazioni (qui si tratta proprio di fan service, ma non disturbante) al mondo nerd, soprattutto nei dialoghi e nelle armi che possiamo utilizzare: si va dai Categnacci di Super Mario all’Ammazzadraghi di Berserk (vi assicuro che è favolosa).

Infine è da segnalare che la mancata localizzazione in italiano (il gioco è disponibile in giapponese, francese, tedesco, spagnolo, coreano, cinese, portoghese e inglese) rende abbastanza ostica la comprensione della trama, dal momento che l’inglese utilizzato non è basilare ed è ricco di slang. Tuttavia il gioco è totalmente godibile, anche senza cogliere alcune sottigliezze nei dialoghi i quali, però, impreziosiscono il tutto.

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GAMEPLAY

Quello del gamplay è, senza ombra di dubbio, l’aspetto migliore del gioco: la sua frenesia, la sua difficoltà e la sua altissima rigiocabilità rendono il tutto pervaso da un atmosfera arcade che tende, in alcuni capitoli, al rage quit. Sì, Bloodroots è un gioco difficile, punitivo, ma che, una volta comprese le basi del combattimento, regala infinite soddisfazioni.

La particolarità del gioco, che possiamo definire un hack ‘n’ slash a visuale isometrica con alcuni elementi da platform, sta nella possibilità di poter utilizzare come arma praticamente qualsiasi elemento del mondo di gioco: spade, fucili, badili, megafoni, pesci, carote, staccionate, bengala, e molte altri oggetti che scoprirete con sorpresa solo giocando.  A questo si accompagna un’eccellente interazione con il mondo di gioco: ad esempio utilizzare l’infiammabilità dei prati può rivelarsi un utile mezzo per superare alcune istanze.

Infine, come detto prima, il gioco trova il suo compimento nella rigiocabilità: al completamento di ogni capitolo ci viene assegnato un punteggio alfabetico, il quale finisce nella leaderboard globale. Rigiocando un capitolo possiamo scalare la classifica, migliorando il tempo di completamento e diminuendo il numero di morti (le quali sono illimitate e senza conseguenze: semplicemente si ricomincia l’istanza all’interno del capitolo).

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COMPONENTE TECNICA

Il gioco presenta una grafica cartoon che però calza bene anche con la brutalità del combattimento e delle esecuzioni. Le animazioni sono pregevoli ed enfatizzano molto bene un gameplay riuscito fin nel minimo dettaglio.

Anche la colonna sonora lascia ampiamente soddisfatti, accompagnando tutti i momenti topici in modo adeguato ed emozionante. Ovviamente si tratta di tracce che richiamano alle colonne sonore dei migliori spaghetti western, quindi ricche di strumenti a corda e fiati e con una vena di country.

Il gioco, nella versione Switch da me provata per lo meno, pecca un po’ dal punto di vista delle prestazioni: talvolta capita di assistere a cali di frame rate e i tempi di caricamento tra un capitolo e l’altro comportano anche una quindicina di secondi di caricamento.

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LONGEVITÀ

Una run, la prima, occupa il giocatore per poco più di 10 ore. L’altissima rigiocabilità del gioco può farlo arrivare a durare anche una ventina di ore.

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CONCLUSIONI

Forse da troppo tempo nell’industria del videogioco si pensa ad ogni minimo particolare grafico, narrativo e tecnico, dimenticandosi, però, dell’elemento più importante: il divertimento. Paper Cult riesce perfettamente nel connubio tra una storia avvincente e un gameplay eufemisticamente divertente e punitivo al punto giusto. Il tutto accompagnato da una colonna sonora e uno stile grafico particolarmente adeguati ed efficaci. L’unica pecca la si riscontra nei tempi di caricamento che, nella versione Switch, rimangono troppo lunghi anche a distanza di un mese dall’uscita.

Per altre recensioni visita il nostro sito.

Maggiori informazioni sul gioco sul sito di Paper Cult.