Black Mirror: quando la tecnologia deve farci paura

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La tecnologia e il suo uso sconsiderato deve farci paura.

Questa potrebbe essere la frase che racchiude una delle serie più famose e chiacchierate di Netflix.

Ovviamente parliamo di Black Mirror.

Partiamo dalle basi per chi non sa nemmeno di cosa stiamo parlando.

Black Mirror è una serie televisiva Inglese composta attualmente da 4 stagioni più due episodi speciali (su cui torneremo tra breve).

Ogni episodio può essere visto in maniera autonoma in quanto auto conclusivo.

Black Mirror

Il filo conduttore di tutta la serie è la tecnologia e il suo uso nella vita di tutti i giorni. Il termine Black Mirror infatti fa riferimento agli schermi spenti di cellulari, televisori, PC e tablet.

Tutti gli episodi sono ambientati nel futuro. Però non siamo in un futuro estremamente lontano o distopico, degno dei migliori film di fantascienza che il cinema ci ha abituato. Il futuro rappresentato è un futuro prossimo e molto vicino a noi dove molte delle cose raccontate e la tecnologia a disposizione sono solo un passo più avanti a quelle a cui siamo abituati oggi. In alcuni casi essa è realmente il presente.

Black Mirror

Black Mirror vuole essere principalmente uno spunto di riflessione su come il progresso ci abbia reso schiavi della tecnologia e di come il suo uso sconsiderato possa portare a conseguenze impensabili.

La serie non ci va leggera nel raccontare le sue storie. Ognuna di essa parte in maniera tranquilla per poi essere un devastante “pugno nello stomaco” dello spettatore che deve rimanere basito per come si evolvono i fatti.

Lo spettatore è messo davanti alla cruda realtà di quello che stiamo, volenti o nolenti, diventando.

Black Mirror

Secondo me non è giusto scendere nello specifico dei singoli episodi, per cui mi limiterò ad indicare quelli che più mi hanno colpito dando un giudizio generale sulla serie.

In un solo caso, vista la sua particolarità e unicità, per il momento, darò un’opinione più mirata, soffermandomi a una mia opinione sull’esperimento che ne ha derivato.

Ma andiamo con ordine partendo dagli episodi “canonici”.

Senza dubbio le migliori stagioni sono le prime tre. La quarta, purtroppo perde il senso e quel fascino che avevano i primi episodi e il messaggio che volevano proporre allo spettatore.

Se dovessi fare una classifica dei miei cinque episodi preferiti potrei dire:

5° posto: Orso Bianco (secondo episodio della seconda stagione)

4° posto: Messaggio al Primo Ministro (primo episodio della prima stagione)

3° posto: Caduta libera (primo episodio della terza stagione)

2° posto: Giochi pericolosi (secondo episodio della terza stagione)

1° posto: Zitto e balla (terzo episodio della terza stagione)

Se invece dovessi votare i peggiori tre:

3° posto: Crocodile (terzo episodio della quarta stagione)

2° posto: Black Museum (sesto episodio della quarta stagione)

1° posto: Metalhead (quinto episodio della quarta stagione)

Black Mirror

Metalhead in particolare, secondo me, è un episodio che non centra assolutamente niente con il concept della serie. Nel corso dei 41 minuti viene introdotta una storia che però lascia lo spettatore spiazzato, dove non vengono spiegate molte cose che rimangono sospese anche nel finale. E poi, diciamocela tutta, ricordava fin troppo una variante di un famoso film di fantascienza.

Stilata anche la classifica, vediamo l’episodio speciale che ha fatto molto parlare di se nel periodo di uscita, ovvero Bandersnatch, il film interattivo.

Black Mirror

Ma di cosa si tratta? In pratica viene raccontata una storia dove lo spettatore, in determinati momenti, tramite il telecomando (o simili), può applicare la sua scelta al protagonista, facendo mutare il proseguo della storia.

Black Mirror

Parliamoci chiaro, per un appassionato di librigame o di videogiochi l’interattività è qualcosa di già visto.

La cosa che secondo me è stata innovativa è quella di applicarlo ad un media che notoriamente non prevede l’interazione dello spettatore.

Ma quindi è stato un esperimento interessante? si e no.

Siamo onesti, lo spettatore più attento, dopo aver scelto alcuni “vicoli ciechi”, si rendeva conto fin da subito che la storia aveva un vero e proprio “binario prefissato” dal quale non si poteva uscire. Molte scelte portavano alla lunga nel tornare al “strada principale” della trama o portavano troppo presto al “game over”.

Molte recensioni su questo particolare episodio infatti puntavano il dito su questa “falsa interazione” raffrontandolo ai già citati libri game o ad alcuni videogiochi che al contrario davano una maggiore libertà d’azione.

Per quanto mi riguarda, pur capendo le critiche mosse, trovo che Bandersnatch sia un esperimento tutto sommato interessante per lo spettatore medio non avvezzo ai media videoludici o simili.

Dare la possibilità, per un paio d’ore circa, di provare a vedere “cosa succedeva se” è stato divertente.

Vedere all’inizio che Stefan realmente sceglieva una marca di cereali o l’altra a seconda della scelta fatta col telecomando, ha colpito.

Onestamente, ma qua è la mia base da videogiocatore, alcune scelte dovevano portare a dei bivi ben più evidenti e non essere una “semplice deviazione” che poco più tardi avrebbe portato riportato sulla strada principale.

In alcuni casi le scelte fatte portano a scene surreali che obiettivamente mi hanno fatto ridere più che stupire.

Resta il fatto che le varie sequenze di bivi porta, fortunatamente, anche a finali diversi, come è logico aspettarsi.

Una cosa abbastanza insolita invece è l’esperimento collegato a Bandersnatch, ovvero il Black Game.

Black Mirror

Infatti dopo una lunga propaganda fatta sui social, il 16 gennaio è sbarcato sulle Instagram Stories il Black Game.

In pratica un tizio di nome Pierpaolo viene obbligato a partecipare a questo “esperimento”. Per tutta la giornata sono stati fatti dei sondaggi per capire come far proseguire la storia.

Quindi gli spettatori hanno deciso come farlo vestire, come farlo mangiare, come comportarsi.

Diciamoci la verità, l’esperimento non è stato così apprezzato. Che poi ovviamente non è stato un vero esperimento in quanto Pierpaolo seguiva un copione.

Vi lascio il video complessivo delle Instagram Stories per farvi capire cosa è successo e giudicare voi stessi.

Il vero problema non è stato quello, visto che solo un decerebrato avrebbe potuto pensare fosse tutto vero, il problema è stato come si è svolto il tutto.

Tutte le interazioni sapevano di finto, con sto pinco pallino, che recitava male facendo una resistenza sulle scelte fatte.

E tutto questo cosa ha portato? A nulla ovviamente, molti hanno criticato giustamente l’esperimento in se, in quanto si poteva mettere in atto delle scelte ben più “cattive” restando fedeli allo spirito della serie.

Volete che vi dica la mia? Se se ne è parlato e ne stiamo ancora parlando, probabilmente Netflix ha ottenuto il suo scopo, incollando molti utenti ad Instagram solo per capire “come andava a finire”.

Black Mirror

Tiriamo quindi le somme.

Black Mirror è una serie che va vista? sicuramente si. E’ una serie che vuol far pensare colpendo con un potente pugno allo stomaco lo spettatore che sa che quello che viene raccontato non è troppo lontano dalla realtà.

Non volete guardare 20 episodi? scegliete a caso uno qualsiasi degli episodi che vi ho consigliato prima o prendete a caso uno qualsiasi tra le prime tre stagioni e poi decidete se guardarne altri.

Il grosso vantaggio della serie è quella di proporre episodi auto conclusivi e non collegati tra loro.

E’ una serie perfetta? sicuramente no, in quanto nel corso del tempo ha perso proprio le sue fondamenta di “serie che fa riflettere di come usiamo la tecnologia”.

Ci sono stati delle scelte discutibili, come il Black Game e degli esperimenti riusciti in parte, come Bandersnatch, però non devono essere presi come esempio per giudicare il prodotto.

E’ stata già annunciata una quinta stagione dove spero che il trend decadente della quarta stagione venga ribaltato tornando ai fasti dei primi episodi.

Staremo a vedere.

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