The Town of Light – Recensione

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The Town of Light, titolo sviluppato dal team italiano LKA  e pubblicato il 26 febbraio esclusivamente per PC, aveva riscosso voti discreti da parte della critica, anche se la durata piuttosto breve della storia, una scarsa complessità e interattività con gli oggetti, non gli aveva permesso di risaltare maggiormente rispetto ad altri titoli del periodo.
Oggi il gioco ci viene nuovamente ripresentato anche in versione console per PlayStation4 e Xbox One con alcune migliorie e modifiche. Scopriamole insieme.

Manicomi e oscure verità

Come nella versione PC, il giocatore si ritroverà immediatamente catapultato nei panni di Renèe, giovane ragazza che ha vissuto parecchi anni della sua vita  da paziente all’interno dell’ex ospedale psichiatrico di Volterra.
Tra enigmi e vari indizi che verranno forniti  passo dopo passo, entreremo in una realtà in prima persona inquietante e malvagia, ma al contempo reale, e riusciremo a svelare, grazie anche alle cut scenes presenti all’interno del gioco, i misteri che avvolgono Renèe fin dal suo arrivo al manicomio.
In queste tre ore di gioco, le quali saranno necessarie per completare la storia principale, non verrà a mancare, per diverse ragioni, il paragone con il film Shutter Island di Martin Scorsese: sia ben chiaro, la trama dei due è ben differente, ma vi sono molti punti in comune che personalmente ho apprezzato; inoltre, ci tengo a sottolineare che The Town of light non è assolutamente un gioco horror né thriller, io l’ho trovato piuttosto riflessivo e per certi versi anche storico, poichè narra e prende spunto da fatti realmente accaduti.

Gameplay lineare e semplice

Purtroppo, se da un punto di vista narrativo il gioco mostra la propria forza, non si può dire lo stesso del gameplay, il quale risulta troppo semplice e ben poco complesso, infatti il tutto scorre in maniera piuttosto veloce e non da al giocatore la possibilità di incontrare enigmi che lo possano veramente impegnare.
Anche l’interattività con gli oggetti risulta essere ridotta all’osso e le cose da fare all’interno del gioco sono ben poche, se non ciò che ci tiene legati alla trama principale.

Ottima ambientazione, grafica mediocre

La parte più debole del gioco è sicuramente la grafica, la quale appare fin dall’inizio non all’altezza di PlayStation 4, con texture non ben delineate, piccoli bug, pop-up troppo fastidiosi e uno sfarfallio dell’immagine che innervosisce sopratutto nei punti in cui si gioca all’aperto e non all’interno del manicomio.
Alcuni problemi sono stati risolti con una patch pubblicata qualche giorno dopo il day-one, ma i difetti rimangono in gran parte ancora ben visibili.
Invece risultano ottime la telecamera, la quale risponde immediatamente ai comandi del pad, e l’ambientazione, che ho trovato essere ben curata e realistica.

In conclusione

LKA ha prodotto un ottimo titolo indie nel 2016 su PC, e ha fatto benissimo a riproporlo anche per le console di nuova generazione, anche se i difetti in The Town of Light, purtroppo non mancano: un gameplay banale e una grafica traballante abbassano la qualità del titolo, il quale va comunque giocato per l’eccezionale parte narrativa, la quale ho apprezzato tantissimo, seppur breve.

 

PRO

  • Ambientazione ben riuscita
  • Narrazione ottima

CONTRO

  • Troppo breve
  • Grafica mediocre

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