Deadlight: Director’s Cut – Recensione

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Diciamolo, Tequila Works non se l’è passata proprio bene nell’ultimo periodo: dopo aver calamitato l’attenzione dei giocatori con Rime, interessantissimo ed ambizioso progetto che sarebbe dovuto essere sviluppato in collaborazione con Sony, a due anni di distanza si è rivelato essere invece una bolla di sapone, un progetto bellissimo solo su carta ma ancora in stato embrionale, tanto da portare il colosso nipponico all’abbandono dello sviluppo.
Ora di Rime non se ne sà più nulla (ma quando mai se n’è saputo qualcosa? n.d.r.) e, nell’attesa (che potrebbe diventare eterna), gli sviluppatori hanno ben pensato, in collaborazione con Deep Silver, di riesumare il loro titolo di maggior successo: Deadlight, interessante avventura a tema zombie rilasciata anni or sono su Xbox 360 e PC e che ora, oltre a ripresentarsi su quest’ultimo e sulla nuova console di Microsoft, si appresta ad affacciarsi per la prima volta anche all’universo PlayStation, e più precisamente su PlayStation 4.
Andiamo a vedere dunque come si ripropone il gioco a distanza di così tanti anni.

 

Un mondo in rovina

La storia dietro le vicende che andremo a rivivere in questa Director’s Cut sono le medesime della versione originale: il mondo è in rovina a causa di un’epidemia che ha trasformato in zombie la maggior parte della popolazione mondiale e i superstiti, in un ambiente così ostile, cercano di sopravvivere, ognuno a suo modo. C’è chi ha deciso di vivere i giorni che gli restano rintanato in qualche edificio, sopravvivendo raccattando armi e cibo di fortuna, e c’è chi invece ha deciso di riunirsi e formare un gruppo para-militare che vuole rappresentare il nuovo ordine mondiale. In quest’universo apocalittico noi vestiremo i panni di Randall, un uomo, un sopravvissuto, che è alla ricerca della propria famiglia: sua moglie Shannon e sua figlia Lydia, queste ultime scomparse in circostanze a noi ancora ignote.
Tequila Works prova a raccontarci la storia di un sopravvissuto come tanti, con le sue debolezze e le sue paure, costretto a farsi forza per inseguire la sua ultima ragione di vita rimasta in Terra.
In questa Director’s Cut è stato anche aggiunto un finale alternativo, ottenibile rigiocando il gioco in modalità incubo, questa sbloccabile semplicemente portando a termine la storia almeno una volta. Sicuramente un motivo in più per (ri)dare una chance ad un gioco davvero interessante, che saprà intrattenervi per circa quattro ore, fino ad arrivare ai titoli di coda con il magone, a causa di un finale che potrebbe toccare i più emotivi di voi.

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Sarà meglio scappare

Deadlight è un’avventura 2D nella quale si alternano sostanzialmente fasi platform ed esplorative, ad altre molto più action nelle quali dovremo combattere le Ombre (gli zombie) o scapparne a gambe levate.
Per combattere avremo a disposizione nel nostro arsenale un’ascia, da utilizzare con parsimonia visto che consuma irrimediabilmente la nostra barra della stamina; una fionda, utile per superare alcune fasi platform; ed infine un revolver ed un fucile da caccia per fare a pezzi i nostri aguzzini. Un gameplay molto semplice alla base e che funziona davvero bene (anche se la risposta al comando del salto sarebbe migliorabile), innestato in un contesto in cui la gestione dell’alternanza delle varie fasi di gioco è stata tarata alla perfezione.
Nelle varie location sono sparsi numerosi oggetti segreti da raccogliere (non molto nascosti a dire il vero, n.d.r.), i quali andranno dai classici effetti personali appartenuti a chi non ce l’ha fatta a sopravvivere (carte d’identità, abiti, giocattoli e quant’altro), fino ad arrivare a delle pagine di diario di Randall, che ci svelano molti retroscena sulla vita dell’uomo e sulle vicende che hanno portato il mondo sull’orlo del baratro.
Oltre alla modalità Storia, per questa Director’s Cut è stata implementare anche una modalità Sopravvivenza, nella quale dovremo tentare, appunto, di sopravvivere ad ondate costanti di zombie, in un ambiente abbastanza angusto e claustrofobico: un’aggiunta interessante, anche se a mio avviso che trova il tempo che trova, e difficilmente qualcuno si cimenterà a fare più di qualche partita prima di abbandonarla del tutto.

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Chiaroscuri

Anche a distanza di anni, la direzione artistica di Deadlight resta tutt’oggi sublime: l’eccezionale utilizzo dei chiaroscuri e delle ombre affascina oggi come lo faceva anni fa, e la nuova risoluzione a 1080p ne esalta ulteriormente i tratti, rendendoli ancora più definiti e puliti.
E, a tal proposito, gli sviluppatori hanno aggiunto un bel po’ di succosi extra quali bozzetti, artwork e quant’altro, che faranno certamente felici tutti quei giocatori che apprezzeranno maggiormente il tratto artistico con cui è stato modellato l’intero mondo di gioco, dai personaggi segnati dall’apocalisse ai fatiscenti paesaggi in rovina.
Se il lato artistico spicca in quanto a qualità, il comparto sonoro fa degnamente il suo lavoro: le tracce di sottofondo scelte risultano azzeccate, senza mai essere però davvero incisive, e il doppiaggio dei personaggi (in inglese) risulta anch’esso buono.
Il gioco gira sempre fluido, senza mai prestare il fianco a rallentamenti, e risulta fortunatamente privo di altre magagne tecniche che a volte si verificano in questo tipo di trasposizioni.

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End of the Line

Deadlight si presenta davvero in gran forma in questa Director’s Cut: il gioco non ha perso il fascino che aveva un tempo, ed ora può anche fregiarsi di una inedita modalità sopravvivenza, di un nuovo finale alternativo e di tante piccole chicche che arricchiscono il lavoro targato Tequila Works.
Se non avete già avuto modo di giocare il gioco nella sua prima incarnazione o avete voglia di riviverne le poche ore di gioco, questa è la vostra occasione.

PRO

  • – Storia interessante ed a tratti coinvolgente
  • – Artisticamente non ha perso un colpo
  • – Nuovo livelllo di difficoltà e finale alternativo inedito
  • – Tanti succosi extra

CONTRO

  • – Resta un gioco dalla durata risicata
  • – La modalità sopravvivenza difficilmente vi prenderà

 

VOTO 8

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FONTE

 

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