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Videogiochi: erano veramente meglio prima?

Quante volte abbiamo sentito dire e forse lo abbiamo pensato anche noi “I videogiochi di un tempo erano più belli?”. Nel corso del tempo ci è stato un salto generazionale nel mondo dei videogiochi che ha fatto passi da giganti. Ma erano veramente meglio prima?

No, non erano meglio prima. La mia giovane età mi ha portato in un lasso di tempo ridotto da una generazione all’altra. In un anno passai dai 16 bit della Nintendo ai gochi graficamente avanzati dell’N64.  Ricordi belli, come anche voi avete, di un tempo in cui i videgiochi rimanevano tali e la console war era solo storia degl’anni ’80, ma non credo che lo scenario attuale sia peggiore di uno di quelli passati. 

Davvero, non riesco a capire chi dice che “I videogiochi di un tempo erano più belli”. Sopratutto in questo periodo, dove siamo nell’era migliore del mondo videoludico, ne abbiamo per tutti i gusti! Leggendo articoli per la rete, commenti su Facebook o altre piattaforme che trattano di questo argomento,  il commento più usato è “oggi i videogiochi sono troppo facili, per permettere di essere giocati anche da giocatori casual”. Falso. Si ci sono giochi più semplici o accessibili, ma è pieno di gochi con una difficoltà disarmante, per esempio Dark Souls. Ci stanno giochi che ti permettono di scegliere la difficoltà e offrono una profondità in base a come vengono giocati.

Prendiamo come esempio un gioco accessibile come Uncharted e provateli alla massima difficoltà, il vostro modo di giocare sarà messo alla prova richiedendovi di cambiare stile per superare gli ostacoli che vi sbarreranno la strada. Nello stesso titolo dunque ci sta l’accessibilità neccessaria per avvicinare il casual gamer e i giocatori più pro.

Ora mi direte “Si, ma era propio lo spirito di un tempo ad essere superiore, grafica malconcia ma divertente”. Ok, partiamo dal presupposto che la grafica contava anche allora ed è importante in un videogioco. I giochi SONO grafica. La grafica è un elemento talmente importante dell’insieme che è sbagliatissimo farla passare in secondo grado, è come se un chitarrista ti dicesse “il basso nella musica non ha importanza, porta solo il ritmo”, senza ritmo uscirebbe una cosa talmente stonata da far sanguinare le orecchie.

“Vabbè a me piacevano quei giochi con la grafica bidimensionale”. Eh va bene, ci sono pure ora. Il mondo di oggi tra le aziende videoludiche è talmente variegato che c’è l’imbarazzo della scelta, e non è vero “che escono sempre le stesse cose”, esempio? Sta per uscire Cuphead un platform/sparatutto disegnato a mano con cartoni degl’anni ’30, un gioco che non ha nulla a che vedere con l’attuale mondo dei videogiohi, ma esce, basta saper cercare.

Un altro commento che ho letto spesso è stato “si è perso quella difficoltà che ti portava a migliorare di partita in partita, tipo nelle sale giochi”. Siamo seri?! I giochi arcade esistono ancora.  Prendiamo il recente Nex Machina, è esattamente un gioco degl’anni ’80 ma realizzato in quest’epoca. Ce ne sono tantissimi, fedelissimi a quell’epoca, con le stesse dinamiche, in modo puro, che cercano di mescolare quel tipo di filosofia con altri elementi, ed il risultato è più che buono.  Di base se uno volesse vivere dei vecchi cabinati e di coin-op può farlo tutt’oggi.

I giochi indipendenti sono quelli che cercano di tenere legate le due epoche. Sono usciti cloni di Metroid (Axiom Verge), cloni di Ghosts’n Goblin (Cursed Castilla) e di tanti altri. Sono uscite le riedizioni di grandi classici come PAC-MAN CE, i tanti titoli sulla Virtual Console di Nintendo, o su GOG, Steam, PlayStation Store, Xbox Games Store.

Se scendiamo più nello specifico dei giochi nemmeno possiamo lamentarci, esempio “a me piacevano i giochi di ruolo”, e cosa ti, ci, manca? Ce ne stanno, e come se ce ne stanno. “Si ma io cercavo più qualcosa alla Baldur’s Gate” e ci stanno! In parte lo spirito della serie di BioWare si è trasferito nell’allora Dragon Age, ma ci stanno tanti giochi usciti negl’anni che si ispirano a quel tipo di RPG, con tanto di visuale isometrica e meccaniche simili. Come Pillars of Eternity, Divinity Original Sin, Torment, e posso continuare all’infinito. 

Un punto a cui io tengo particolarmente sono le avventure grafiche. Spesso mi trovo a parlare con amici e mi sento dire sempre “le avventure grafiche non esistono più come un tempo”. Cosa diavolo ti sei fumato? Voglio scartare i rami evolutivi come i giochi di Telltale o Quantic Dream, e pure quel Life is Strange che è piaciuto a tutti. Di avventure grafiche ne escono e ci sono. Thimbleweed Park, Broken Age e le tante avventure grafiche sviluppate da  software house che si dedicano solo a questo. Una su tutte Wadjet Eyes.

 

Mi fermo qui con gli esempi, anche perchè sarebbe una cosa troppo lunga, ma il punto è che proprio questo periodo è cosi variegato di generi diversi tra loro di videogiochi. Per chi volesse giocare ai giochi “come un tempo” potrebbe benissimo farlo. Ci sono i picchiaduro bidimensionali, i giochi alla Dungeon Master, e stanno tornando giochi di 20 anni fa. Non manca veramente niente. Basta sapersi muovere tra le offerte in quantità, e pensare che si potrebbe rimanere senza niente da giocare è ridicolo.

Molto probabilmente chi dice che “i giochi di un tempo erano più belli” non si sta rendendo conto che a cambiare sia lui, più dei  videogiochi stessi. Che banalmente forse lo appassionano meno di un tempo. A lui, però.

Ma questo rimane il mio umile pensiero che non va preso come “cosi è e basta. No, va preso come un modo in più per pensare se veramente la differenza tra prima ed ora c’è.

Chi è l'autore: Aleiix
Amante dei videogiochi e degli eSport. Amo i giochi competitivi, infatti possibile che mi troverete nei vari CoD, Fortnite, LoL, PUBG, Onmyoji Arena a flammare 🖤👻

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