Outsiders: Zero Escape: Nine Hours, Nine Persons, Nine Doors

Outsiders: Zero Escape: Nine Hours, Nine Persons, Nine Doors

20 Aprile 2018 0 Di Ric Hunter
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9… un numero che vi ricorderete bene se deciderete di affrontare questo gioco.

Questa volta voglio parlarvi di un titolo probabilmente meno noto ai molti, ma sicuramente non meno affascinante, per lo meno dal mio punto di vista.

Parliamo infatti di Zero Escape: Nine Hours, Nine Persons, Nine Doors, uscito per Nintendo DS nel dicembre 2009 in lingua giapponese e a novembre dell’anno dopo anche in lingua inglese.

La storia racconta di un gruppo di persone, 9 per l’esattezza, che vengono imprigionati in una nave che, dopo l’esplosione nella scena iniziale, inizia ad inabissarsi.

Qui conosceremo il nostro alter ego, Junpei,

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un ragazzo che si risveglia in una stanza della nave. Inizialmente spaesato, visto che non ricorda dove si trova e perché, dovrà rapidamente riprendersi visto che la stanza inizierà rapidamente a imbarcare acqua.

La porta della salvezza ha imbrattato un numero 5 rosso ed è chiusa a chiave. Da qui partirà la nostra avventura.

Lo scopo della stanza, oltre a introdurci la storia, darà anche un completo tutorial su come affrontare gli enigmi e come interagire con i vari oggetti presenti.

Risolto l’enigma conosceremo gli altri 8 protagonisti della storia, che insieme a Junpei formeranno le “Nine Persons” del titolo.

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Qui sentiremo la voce del nostro carceriere, Zero, il quale ci darà le direttive del “nonary game”.

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Nove ore per attraversare altrettante porte per raggiungere l’agognata libertà.

Riusciranno Junpei e i suoi 8 compagni di sventura a salvarsi prima dell’affondamento della nave? a voi il compito di scoprirlo.

Preferisco non spoilerare oltre sulla trama del gioco di cui ne è la parte più interessante.

Il gioco quindi si traduce in un’avventura grafica in salsa thriller. La cosa più interessante, come dicevo, è proprio la storia del gioco.

Io personalmente in questo tipo di racconti mi pongo molte domande a cui voglio avere una risposta.

Chi sono e perché i nove protagonisti sono finiti nella nave? hanno un collegamento tra loro? potremo fidarci degli altri passeggeri? chi è in realtà Zero? cosa dovrebbe rappresentare il nonary game?

Andando avanti nella storia la faccenda si infittirà sempre più, rendendo ancora più affascinante l’addentrarsi in essa.

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Siamo onesti, il gioco non è per tutti, proprio perché non è uno di quelli tradizionali, visto che sono molte di più le scene di dialogo che quelle di azione.

Le stanze degli enigmi, seppur non tantissime, saranno sempre interessanti e sempre “tematiche”.

Mi spiego meglio, pur dovendo fare le stesse azioni, trova, usa e combina gli oggetti, i rompicapi proposti saranno sempre vari e ingegnosi nella loro risoluzione.

Non vi nego che mano a mano che procedevo ho stilato degli schemi per decifrare le password e i codici che servivano per andare avanti nell’avventura.

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Prima vi parlavo di stanze tematiche, infatti esse avranno sempre un tema (musica, matematica scienza) su cui basarci per la risoluzione dei puzzle proposti. Questo rende il gameplay, per quanto scarno, sicuramente vario.

Altra cosa interessante, che influisce sicuramente nell’appassionarsi alla trama, è la citazione, spesso romanzata, di fatti, persone e luoghi realmente esistiti.

Anche in questo caso la mia innata curiosità ha fatto in modo di farmi segnare questi fatti, e di andare a controllare di persona la loro “leggenda”.

Ogni personaggio viene ben caratterizzato, e ognuno avrà il suo bagaglio culturale che rivelerà alcuni punti cardine della storia.

Nel gioco verranno proposti una serie di bivi, che serviranno non solo a interagire diversamente con gli altri “passeggeri forzati”, ma anche portare a finali differenti e al conseguente allungamento del gameplay.

Infatti ogni bivio affrontato aggiungerà un tassello alla risoluzione delle domande che mi sono posto all’inizio dell’articolo e, di conseguenza, a rigiocare il titolo per esplorare tutte le scelte possibili e avere un quadro completo di tutta la faccenda.

Il gioco a livello grafico è impostato in un modo strano dal mio punto di vista. Se da una parte i nove protagonisti sono realizzati con un disegno e delle animazioni stile anime, gli ambienti vengono proposti con un’impostazione più realistica.

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Non che sia un difetto, sia bene inteso, però si nota un po’ il fattore personaggio incollato sopra la scena. Onestamente avrei preferito magari qualche scena di animazione in più, anche per rendere meglio la suspance.

Un esempio pratico? quando corrono tra una stanza e l’altra. Si sentono i passi, si vede la stanza che avanza, ma non si vedono i protagonisti nella scena. Mi stava bene non vedere Junpei, visto che il resto del gioco è in soggettiva, ma magari un’animazione, anche un’immagine singola, avrebbe dato maggior risalto all’azione.

Altra cosa che secondo me poteva essere migliorata è sicuramente il fattore “pepe al culo” e adesso vi spiego cosa intendo.

Nelle stanze centrali della nave si sentirà in alcune occasioni l’orologio risuonare le varie ore della giornata. Questo succede però solo in alcuni, determinati, momenti del gioco, mentre a me personalmente, sarebbe piaciuto vedere anche tra una stanza e l’altra qualche orologio che indicasse lo scorrere inesorabile del tempo, proprio perché il “nonary game” ne ha un limite.

Questo avrebbe influenzato il fattore pressione psicologica, e dato maggiore imprinting allo stile thriller della storia.

Detto questo l’ho trovato un gioco estremante interessante, forse dovuto anche al fatto che di questo tipo se ne vedono gran pochi.

Il fattore storia coinvolgente e la rigiocabilità dovuta ai vari bivi della trama, influenzata anche dalla modalità “begin with memory” ne da valore aggiunto.

Giusto per la cronaca, la modalità “begin with memory” permette di saltare rapidamente le parti della storia “già vissute” in modo da concentrarsi sulle parti inedite.

Come già annunciato questo fattore agevola la voglia di scoprire “cosa succedeva se” senza perdere tempo inutile a risentire gli stessi dialoghi.

Non vi nego che io personalmente il gioco l’ho completato con tutti i finali possibili e quello “ufficiale” mi ha lasciato piacevolmente colpito.

Quindi ricapitolando, sicuramente un gioco non per tutti, vista la scarsezza dell’azione.

Consigliato a chi ama il thriller e le storie ben strutturate.

Consigliato infine a chi vuole qualcosa di diverso dai soliti titoli, a patto che conosciate bene l’inglese o il giapponese, visto che il gioco non è stato tradotto nella nostra lingua.

See you next

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