Outsiders: Hard To Be A God

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Oggi vi racconterò di Hard To Be a God, gioco uscito nella fine del 2007 ma, che solo in tempi recenti sono riuscito a finire per causa di un fastidioso bug che mi bloccò quando lo giocai qualche anno fa.

Ma su questo ne parleremo in seguito. Il gioco è stato sviluppato dalla Burut Entertainment e Akella studios per PC.

Il gioco si basa su un libro, Hard To Be a God, scritto nel 1964 dai fratelli russi Arkady e Boris Strugatsky.

Come dice la scatola stessa, il gioco non è una semplice trasposizione del libro, ma ne è un diretto seguito.

Il libro non l’ho letto, ma vi assicuro che a sto punto ne sarei curioso.

Esistono anche un paio di film, di cui uno recente del 2013, che potrei mettere nella lista “da recuperare”.

Hard To Be A God

Ma bando alle ciance e torniamo al gioco.

Tutta la narrazione avviene ad Arkanar, un mondo molto simile alla Terra in un epoca che ricorda il nostro medioevo.

Interpreteremo un mercenario, al quale dovremo dare un nome, alla fine del suo addestramento e pronto per il primo incarico.

Come usanza di questi giochi le prime battute e primi minuti serviranno a presentarci i primi personaggi e dare un’infarinatura di azioni e movimenti che potremo compiere.

Una volta completate le missioni iniziali di “addestramento” verremo indirizzati alla nostra prima missione ufficiale, uccidere il console Arata.

Chiaramente non sarà una passeggiata e per arrivare al sodo della missione dovremo portare a termine molte altre quest.

L’imprinting generale del gioco è di tipologia Hack’n’Slash, come dice la scatola, anche se a me a ricordato più un’impostazione più “classica” come il vecchio The Faery Tale Adventures convertito anche per il glorioso Megadrive.

The Faery Tale Adventure

Visuale a “volo d’uccello”, comanderemo il nostro eroe coi canonici WASD della tastiera per farlo combattere col mouse.

Rispetto agli Hack’n’Slash della prima generazione come Diablo, avremo tre sostanziali differenze.

Diablo

La prima è che non avremo a disposizione alcun tipo di magia, la seconda che non ci sarà il classico massacro dove verremo circondati da orde di nemici, e la terza che avremo un tasto per parare.

Analizziamo le tre differenze:

Come dicevamo non avremo la classica barra della magia, però se guardate bene l’immagine vedrete che avremo le classiche due barre rossa e blu.

Hard To Be A God

Beh la rossa è scontata, quella della vita. Quella blu invece sarà la barra della resistenza.

Nel momento sferreremo o riceveremo un colpo mentre stiamo parando, questa si ridurrà. Se andrà a zero, resteremo senza forze e bloccati per qualche secondo alla mercé dei nostri avversari.

Molte recensioni che ho letto marcano il fatto sulla mancanza della magia, io ovviamente so il perché avendo finito il titolo ma, come direbbe River Song,

River Song

è SPOILER.

I nemici. Gli Hack’N’Slash classici alla Diablo avevano l’idea di fondo di “uccidi tutto quello che si muove nello schermo”.

Qui invece i combattimenti sono più sensati visto che affronteremo sempre i nostri avversari in gruppi di al massimo quattro elementi.

La cosa che mi fa sorridere è in un titolo come questo gli avversari ci attaccheranno sempre in gruppo e assieme… in altri titoli più blasonati… (chi ha detto Assassin’s Creed?) questa cosa non succedeva mai e i nemici, pur essendo in gruppo, ci assaliranno “educatamente” uno alla volta.

Ultimo ma non meno fondamentale il tasto per parare. Esso sarà prezioso nei primi combattimenti, specialmente contro gli arcieri, e via via meno utile mano a mano che avanzeremo nei livelli di esperienza.

Rispetto a molti altri giochi del genere, HTBAG avrà una caratteristica abbastanza unica, la capacità di travestirsi.

One Piece

No, non proprio così.

Nel corso del gioco, affrontando i vari avversari o semplicemente recandosi dai vari fabbri e affini, potremo ottenere due macro gruppi di equipaggiamenti.

Potremo infatti avere parti dell’armatura non marcate, oppure di ruolo.

Hard To Be A God

Cosa cambierà?

beh avendo almeno quattro elementi (su cinque) dello stessa assegnazione, interpreteremo quella veste.

La “mimetizzazione” servirà a farci ottenere vantaggi, entrare in luoghi altrimenti inaccessibili o affrontare nuove missioni secondarie.

Insomma, in questo caso, l’abito fa veramente il monaco.

Uno dei problemi fondamentali della mimetizzazione è il numero di slot che verranno riservati nell’inventario per cambiare i vari ruoli.

Dopo averlo giocato vi posso dire che non tutti i ruoli sono utili sempre e quindi bisognerà valutare cosa serve e cosa no.

Hard To Be A God

Dal punto di vista della trama, le prime battute della storia sono abbastanza canoniche, vai qui, vai li, affronta tizio e parla con Caio.

Le cose che rendono interessante la sceneggiatura sono principalmente due:

1) Il forestiero. Il forestiero è un personaggio che apparirà spesso a dialogare col nostro eroe, consigliandolo e guidandolo.

Non si capisce da subito chi sia o perché ci voglia aiutare nel nostro cammino ma, siamo onesti, se non si è totalmente ottusi ci si arriva.

Per chi non dovesse capirlo alla fine ce lo spiegherà lui stesso.

2) Il colpo di scena a metà gioco. Senza spoilerarlo minimamente, sarà un’interessante variante alle solite storie tipiche da giochi di ruolo.

Molte cose narrate fino a quel momento avranno un senso.

La struttura del gioco è molto semplice.

Le missioni vengono catalogate tra principali, che portano avanti la trama, e secondarie, che serviranno principalmente a fare esperienza, accrescere il nostro patrimonio o ottenere armi e armature particolari (spesso inutili).

La grafica pur non essendo il capolavoro della tecnica, fa il suo dovere mostrando molti personaggi muoversi contemporaneamente sulla stessa scena.

Hard To Be A God

Senza dubbio la cosa che manda avanti il giocatore nell’avventura è la storia e la risoluzione dei vari misteri che mano a mano vengono impilati nel proseguo della narrazione.

Il titolo è abbastanza longevo, ci vorranno per lo meno una trentina di ore per portarlo a compimento.

Il gioco ha purtroppo un difetto, i bug. Siamo onesti non sono estremante gravi o bloccanti, eccetto uno, che mi ha fatto interrompere l’avventura durante la prima run.

Vi elencherò quelli che ho riscontrato io ma, soprattutto, come risolvere quello che mi ha bloccato.

1) Il meno grave, ovvero la gente a cavallo bloccata in posti random.

In alcuni castelli, troverete guardie incastrate sotto un ponte in una continua cavalcata o addirittura sotto il ponte bloccandone il passaggio.

Fortunatamente si potrà aggirare il problema accedendo all’area da un altro punto o, nella peggiore dei casi, uccidendo il bloccato.

Hard To Be A God

2) Il potenziamento estremo.

Durante il gioco, avanzando nei livelli di esperienza, potremo aumentare le varie statistiche disponibili.

Per il mio modo di giocare ho sempre aumentato alcune statistiche rispetto ad altre. Purtroppo ho avuto anche la “brillante” idee di superare il limite consentito dal gioco.

Inizialmente il titolo lo concede ma, appena dovremo spostarci in un’altra zona della mappa, il gioco crasherà rovinosamente.

3) Ultimo e il peggiore.

Nelle battute finali del gioco dovremo parlare con un Don di un castello. Arriveremo al castello… la porta sarà aperta, come da messaggio a video, ma ci sarà un “fastidioso” muro invisibile davanti alla fine del piccolo ponte levatoio che ci conduce all’interno della struttura.

In prima battuta cercai qualcosa sull’Internet, patch, soluzioni, ma niente, tanto che tutt’oggi non si trovano soluzioni complete del gioco (solo parziali).

Nella seconda run invece, volevo capire se fosse realmente un bug oppure se ero io il pirla che non capiva come entrare, magari non avevo il “travestimento adatto” pensai.

E via, arrivo al punto, ma il problema rimaneva.

E allora mi affidai nuovamente all’Internet, quando, fortunatamente su un forum, un ragazzo spagnolo mi ha illuminato.

Traducendo dal Google translate, scoprii che la “vera” porta era sotto il ponte levatoio.

E così fu… infatti per accedere al castello bisognerà andare sotto la buca tra la città e l’entrata del castello per entrare da sotto. Comodo direi.

Altro difetto è la difficoltà è inversamente proporzionale alla salita di livello.

Pippe clamorose all’inizio, per diventare una specie di macchina da guerra sul finale.

Però il gioco, diciamocela tutta, è godibile.

Niente di eccezionale però un discreto titolo che magari può far passare diverse ore senza troppi pensieri.

Come vi ho già detto quello che fa proseguire il giocatore è il colpo di scena a metà gioco e tutto quello a cui esso è legato.

Il titolo propone addirittura tre finali molto distinti, che però si risolvono a seconda della scelta che faremo nella zona dove si concluderà l’avventura.

E come dice il nome del gioco ma citando Juzo Kabuto,

Juzo Kabuto

nonno di Koji,

Koji

il pilota di Mazinger Z:

Mazinga Z

….potrai essere come un dio o come un demonio, questo dipenderà soltanto da te.

See you next

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