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Mortal Kombat
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Videogiochi cattivi – Mortal Kombat

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Ripercorriamo la storia di Mortal Kombat, vera leggenda del gaming cattivo e simbolo di violenza per antonomasia.

Quando si parla di videogiochi cattivi, o più nello specifico di videogiochi violenti, quello che più rappresenta forse nella storia l’esempio più citato è certamente Mortal Kombat.

Sin dalla sua comparsa, la saga nata da un idea di Ed Boon e John Tobias ha dato una scossa al mondo del gaming. Sia per l’estrema brutalità delle scene mostrate, sia anche per l’essere, in qualche modo, una vera avanguardia in fatto di tecnica.

La nascita della saga

Il primo capitolo di Mortal Kombat vede la luce nel 1992 ad opera di Midway Games, vero colosso dell’epoca. Dobbiamo ringraziare questa la casa di Chicago per titoli come Space Invaders, Rampage e NBA Jam.

Mortal Kombat si presentò come un picchiaduro decisamente atipico: in un’epoca in cui molti cabinati offrivano scontri e risse patinate (citiamo Street Fighter e Final Fight per dirne un paio) Mortal Kombat si distinse per l’enorme quantità di sangue sullo schermo, in una grafica digitalizzata alquanto pionieristica per l’epoca. Gli sprite erano infatti realizzati usando attori in carne ed ossa digitalizzati.

In pochi forse sanno che prima di Mortal Kombat, un altro videogioco sfruttò per la prima volta la tecnica della grafica digitalizzata.
Trattasi di Pit-Fighter, gioco ad incontri di Atari del 1990.
Era possibile scegliere tra un roster di tre lottatori, ed affrontare in sequenza una serie sempre più forte di avversari. L’aspetto era quello di un incontro che oggi potremo paragonare a UFC, quindi particolarmente crudo e violento.
Il titolo, dopo la comparsa nelle sale giochi, ebbe diverse conversioni per le macchine del periodo. Citiamo quelle di Amiga, Atasi ST, Super Nintendo, Sega Master System e persino Commodore 64.
Non ottenne particolare fortuna, cancellando anche l’eventuale seguito.

Immagine alloggiata da servimg.comImmagine alloggiata da servimg.com

Mortal Kombat è per certi verso l’erede spirituale, da cui eredita questo gusto per la cruda violenza, oltre alla grafica digitalizzata.

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