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CURIOSITÀ

Street Fighter ha rivoluzionato il mondo dei picchiaduro

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Street Fighter il 31 agosto ha compiuto 30 anni, un traguardo incredibile per uno dei colossi dei picchiaduro nel mondo videoludico.

In occasione dei 30 anni del picchiaduro targato Capcom, Street Fighter, vogliamo portravi a fare un tour turistico all’interno di una delle saghe che ha rivoluzionato per sempre i picchiaduro.

 

È difficile pensare ad un altro videogioco che riesca ad incarnare il suo genere di appartenenza come lo fa Street Fighter. Se il primo capitolo, uscito nel 1987, non era altro che un acerbo gioco a base di pugni e calci, quello del 1991 divenne in poco tempo un successo globale.

Capcom lo ripropose in tutte le salse, con spin-off, un merchandising di ogni cosa e anche un film con l’intramontabile Jean-Claude Van Damme.

Con Street Fighter IV la serie ha riassunto importanza. Con Street Fighter V una nuova generazione si è convinta a buttarsi nella mischia.

La serie Capcom dunque festeggia tre decadi di sfere di energia e pugni di drago. Ecco i 10 motivi per cui Street Fighter  ha cambiato per sempre il volto del gaming.

 

HA DATO VITA AD UN GENERE

Ebbene si, Street Fighter ha risollevato le sorti del genere dei picchiaduro più volte, ma andiamo con ordine.

Nel 1987 Street Fighter non era l’unico, né il primo, picchiaduro 1vs1. Ma il suo seguito prese un genere già affermato e lo trasformò in un vero fenomeno. 

Se gli sparatutto dominavano la scena negli anni ’80, Street Fighter II portò i picchiaduro a dominare la scena negli anni ’90, “costringendo” altre aziende a creare cabinati con la propria interpretazione del gioco della Capcom.

Era allora che sbucarono i prima Virtual Fighter, Fatal Fury, Mortal Kombat, Killer Instict a contendersi le preziose monete dei videogiocatori nelle sale giochi.

Senza Street Fighter II difficilmente avremmo visto l’esplosione del genere, così come successo con Street Fighter V che ha (ri)dato linfa ad un genere che non attirava più nuove utenze.

 

TRE IS FOR BOYS, SEI IS FOR MEN

Di solito un picchiaduro nei cabinati contava tre tasti, ma Street Fighter ne contava ben sei!

Tre tasti per i pugni e altri tre per ogni tipo di calcio. All’epoca, manco a dirlo, sembrava una follia, ma in realtà permetteva una profondità strategica mai avuta prima. Gli attacchi deboli erano più veloci da sferrare in modo da evitare problemi, quelli più potenti causavano una quantità enorme di danni, ma avevano un tempo di caricamento maggiore che lasciava il fianco scoperto ad attacchi avversari.

Street Fighter II migliorò notevolmente questa nuova concezione di gioco, ed è forse proprio grazie alla serie Capcom che l’intera azienda videoludica iniziò ad adattarsi ai suoi standard: 1990 il pad del SNES presentava ben sei tasti, mentre SEGA per il suo Mega Drive presentò proprio un pad di sei tasti per il lancio di Street Fighter II: Champion Edition.

 

LE PRIME COMBO

Oggi è difficile immaginare di giocare un picchiaduro senza le combo: un elemento importante per ogni gioco del genere picchiaduro.

Ma anche questa implementazione è merito di Street Fighter, soprattutto nel secondo capitolo i videogiocatori impararono a padroneggiare questo nuovo concetto, imparando che era un elemento troppo importante per vincere.

 

SCEGLIERE È IMPORTANTE

Prima dell’uscita di Street Fighter II gli sviluppatori non permettevano un ampia scelta di personaggi, infatti c’era un solo move-set condiviso da un Ryu e un Ken praticamente identici.

Nel seguito si unirono al roster altri sei personaggi: il possente wrestler russo Zangief, fino al mostruoso Blanka, ognuno con il proprio stile di combattimento, punto debole, mosse speciali e una loro storia personale che spiegava il perché la partecipazione al torneo World Warrior. 

Da quel momento in poi tutti i picchiaduro dovevano offrire un possibilità maggiore in termini di roster e caratterizzazione dei propri personaggi.

 

FU IL “MESSIA” DEGLI ARCADE

Se oggi gli arcade sono solo un ombra del loro glorioso passato senza Street Fighter II avrebbero toccato il fondo 10 anni prima.

All’inizio degli anni ’90 i Coin-op delle sale gioco targate anni ’70 e ’80 sembravano arrivati sulla via del tramonto a causa dell’esplosione delle console. Grazie allo SNES e al Mega Drive gli utenti potevano godere a pieno dei videogiochi direttamente da casa seduti su un comodo divano. Con l’arrivo di Street Fighter II le cose cambiarono, i cabinati scoprirono una seconda giovinezza, spingendo vari pubblisher a lavorare sui propri picchiaduro creando cosi un circolo virtuoso in auge per il mondo arcade.

 

NON SCORDIAMOCI LA COMPETIZIONE

I videogiochi sono sempre stati una sorta di competizione, già ai tempi di Pong. Pochi titoli però riuscivano ad offrire questa esperienza che il multiplayer di Street Fighter II riusciva ad offrire. 

Double Dragon e Final Fight erano coinvolgenti, ma i giocatori dovevano collaborare tra di loro, mentre nel picchiaduro di Capcom l’amicizia andava messa da parte. L’unico obbiettivo? Distruggere l’avversario!

Con l’arrivo dello SNES quella stessa sensazione che si provava nei cabinati arrivò anche nelle case degli utenti con amici che organizzavano tornei ogni weekend possibile.

Con gli eSport molti utenti hanno trasformato la competizione in una fonte di guadagno.

 

HA INTRODOTTO IL CONCETTO DI “AGGIORNAMENTO”

Street Fighter II convinse Capcom che avrebbe potuto far crescere il proprio titolo con vari aggiornamenti regolari, invece di lavorare su titoli nuovi.

Questo approccio fu voluto più dagli utenti stessi che dalla Capcom. C’era tanta, troppa richiesta, e iniziarono a sbucare cabinati contenenti versioni piratate e modificate che includevano un gameplay più veloce e nuove mosse speciali.

Capcom per fermare queste copie piratate lanciò in un primo momento Street Fighter II Turbo: Hyper Fighting, Super Street Fighter II e Super Street Fighter II Turbo.

Questi aggiornamenti portavano Capcom a ricevere molti più introiti. 

Ai giorni nostri questi aggiornamenti hanno permesso a Capcom  di cambiare in corso d’opera la direzione della serie grazie bilanciamenti continui e migliorie al gameplay. Ma anche nuovi contenuti e personaggi con cui tenere impegnati e soddisfatti i giocatori.

 

CROSSOVER

MarvelVSCapcom è uno dei tanti crossover che hanno interessato la serie della Capcom.

Già nei primi anni ’90 la Capcom sperimentava crossover con X-Men. Ma fu solo nel 1996 con X-Men vs Street Fighter che i videogiocatori poterono avere quel che desideravano da tempo: il cast di Street Fighter impegnato in una lotta con Ciclope, Wolverine, Tempesta e tanti altri. Ryu e soci infondo erano una sorta di supereroi e la cosa non sembrava tanto ridicola.

In seguito ne arrivarono tanti altri che furono chi più, chi meno, un successo.

 

DECISE UNA CONSOLE WAR

Ok forse esagero, ma Street Fighter fu l’arma in più che permise a Nintendo di vincere la console war contro SEGA.

Da sempre supporter della Grande N, Capcom decise di dare priorità alla versione per SNES nel 1992 del proprio gioco. Poco dopo toccò a SEGA con Champion Edition, ma quel breve lasso di tempo permise a Nintendo di vendere numerose console.

Con un uscita in contemporanea, chissà, le cose sarebbero andate diversamente, ma una cosa è certa: nel 1992 chi voleva giocare da subito Street Fighter doveva possedere un Nintendo.

Da li in poi SEGA ebbe il suo declino che la portò a scomparire dalla scena delle console.

 

MAINSTREAM

Il titolo di Capcom rese i videogiochi mainstream.

Ora le cose sono diverse, ma negli anni ’80 solo Pac-Man aveva il suo show televisivo. Con Street Fighter le cose cambiarono. Era difficile trasformare Mario o Pac-Man in film accattivanti per i telespettatori, ma nei tempi di Stallone e Arnold Schwarzenegger l’idea di bestioni che si picchiavano nelle arti marziali era molto allettante.

Nel 1995 il film con Jean-Claude Van Damme fu un buco nell’acqua, ma era la testimonianza del successo raggiunto dalla serie.

Nel tempo arrivarono cartoni, fumetti e giocattoli dedicati e persino una linea di abbigliamento.

 

 

 

 

 

 

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