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Analizziamo insieme, volta per volta, videogiochi che hanno caratterizzato l’ottava generazione di console.

Come primo episodio di questa nuova rubrica, ho deciso di portare un videogioco che seppur non sia stato fondamentale in questa generazione, ha fatto comunque parlare di sé: Mirror’s Edge Catalyst.

Facciamo un passo indietro.

EA, nel 2008, pubblicò Mirror’s Edge su PC, Xbox 360 e PS3. Nonostante i dati di vendita non proprio entusiasmanti (si parla di 2 milioni di copie vendute) questa nuova IP conquistò una piccola fetta di fan grazie al suo stile grafico molto pulito ed “essenziale” e ad un gameplay senza fronzoli caratterizzato principalmente dal parkour e dall’azione.

La storia ruotava intorno a Faith, una runner, che svolgeva missioni da corriere,consegnando informazioni di nascosto. Tuttavia, quando la sorella di Faith,Kate, si troverà nei guai poiché accusata di omicidio, la nostra protagonista non ci penserà due volte nell’aiutarla e ribellarsi alla sua condizione.

Si poteva notare come in tutti i modi la società cercasse di reprimere rivolte e ribellioni ad uno schema malsano, portando il videogiocatore a riflettere sotto alcuni punti di vista.

Mirror's Edge

L’esperienza globale era davvero piacevole,un gameplay pulito ma sopratutto immediato. Un’avventura sicuramente unica nel suo genere, con uno stile grafico inusuale, caratterizzato dall’uso di pochi colori messi in contrasto (principalmente il bianco) che distunguono Mirror’s Edge da altri videogiochi.

L’unico elemento che stonava era la voce di Asia Argento, ma questa è un’altra storia(!).

Nonostante la buona accoglienza della critica però, come detto prima, le vendite non furono all’altezza delle aspettative facendo temere l’oblio per la serie.

Ma non tutto era perduto e dopo vari stop e rallentamenti, all’E3 2013 venne mostrato il trailer di Mirror’s Edge Catalyst che sarebbe poi uscito nel giugno 2016 per PS4,Xbox One e PC.

Aspettavo con ansia un nuovo capitolo di Mirror’s Edge avendolo scoperto solo in quell’anno e non persi tempo a comprare il reboot.

Quello che mi trovai di fronte fu un gioco non così diverso dal primo capitolo, conservando lo stile grafico e il gameplay.

Faith Connor era stata completamente rivista,sia nel suo aspetto che nel suo background, mostrandola più “fragile” rispetto al primo capitolo.

Ricordo bene che le recensioni avevano premiato in qualche modo la volontà di DICE ed EA di riportare in auge il brand, attendandosi sul 7.5 come punteggio medio di critica.

La voce più criticata, e mi aggiungo anche io al coro, è stata l’IA mal implementata, con dei combattimenti (se così li si può chiamare) a dir poco imbarazzanti. Tuttavia più di qualcuno ha storto il naso anche per il videogioco nel suo complesso, definendolo un’opera poco ambiziosa e distante rispetto al videogioco del 2008.

Infatti, il gameplay non è più “limitato” allo svolgimento di missioni lineari ma c’è anche una mappa liberamente esplorabile della città, chiamata Glass, discretamente ricca di missioni secondarie da affrontare.

Tutto ciò aggiunge sì un’esplorazione libera (di sera è un vero spettacolo) e vasta ma anche una ripetitività di fondo delle missioni secondarie, che sembrano davvero fatte con lo stampino.

Graficamente invece, il gioco mostrava davvero degli scorci non indifferenti, con effetti di illuminazione ben gestiti e un buon comparto tecnico in generale.

EA all’epoca definì questo capitolo un videogioco “social”, in quanto si potevano pubblicare i tempi di svolgimento di alcune missioni e di conseguenza sfidare altri giocatori.

Sulla carta l’idea non è male, ma cozzava con la vera natura del gioco e con delle missioni poco stimolanti.

La trama, un pò più lunga rispetto al capitolo precedente, riscrive in qualche modo la storia di Faith Connor,collocandosi come un prequel e non riuscendo a brillare, regalando però degli spunti di riflessione sulla società odierna non indifferenti.

La caratterizzazione dei personaggi, seppur non approfondita nei minimi dettagli, ci permette comunque di riconoscere alcuni tratti peculiari di alcuni dei co-protagonisti e dell’antagonista principale.

Molti videogiocatori si aspettavano probabilmente qualcosa di diverso da ciò che effettivamente è stato, forse un seguito piuttosto che un prequel oppure si aspettavano una qualità maggiore da DICE,specialmente per la gestione della mappa e delle missioni ( e me la aspettavo anche io).

Mirror’s Edge Catalyst però, è un’opera ben realizzata nel complesso, che mostra le buone intenzioni di DICE nel regalare ai fan un buon capitolo di una serie senz’altro ambiziosa e che riflette buona parte dei problemi della società odierna in un mix tra parkour,esplorazione e azione.

Un mix, per mia personale opinione, ben riuscito anche in questo capitolo che mi ha divertito tanto e anche regalato un numero notevole di ore in esplorazione e per quanto la trama non sia eccellente, l’ho trovata coinvolgente e ben strutturata non rallentando in alcun modo un gameplay frenetico.

Dal punto di vista del doppiaggio poi, FINALMENTE Faith ha un’altra doppiatrice che le regala un tono decisamente più orecchiabile.

Di Mirror’s Edge 3 non se n’è mai praticamente parlato, tutto dipendeva dalle vendite di questo capitolo che secondo EA sono state soddisfacenti,anche se a distanza di quasi 4 anni tutto tace.

Staremo a vedere… nel frattempo vi consiglio di recuperare sia il primo Mirror’s Edge (nel caso in cui non lo abbiate ancora giocato) sia Catalyst, che rappresenta un buon passo avanti.

Per questa volta è tutto, alla prossima!

 

 

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